All’àsta, con incanto

26 agosto 2010


Non riescono a vendere la villa di Ricucci: strane presenze aleggiano nelle stanze. D’altronde si chiama o no Villa Cacciarella?
Ad averceli, parecchi, parecchi spiccioli nel porcellino, si potrebbe comunque optare per la villa della Vacca Augusta (Francesca). Però, a Portofino. Pure quella venduta all’asta. La storia di lei è meglio di una puntata di Cuore e Batticuore, stessa pettinatura vintage.
Anche la casetta di Nicolas Cage non la vuole nessuno: pessimo arredamento, dicono. Peccato. Comunque l’idea dei fumetti alla parete la tengo buona.
In Italia a quanto pare non esiste una normativa che impedisca la costruzione di case sugli alberi, ma nessuno sa cosa si può fare e cosa no. Ohibò, e com’è? Ad ogni modo tra i Monti Pelati se vuoi, a quanto pare, puoi. Fortuna che quellolì s’è fatto fare il trapianto, si sa mai.
Io sogno una casetta di accoya con le ruote e già solo sognandola mi pare di averla. E così sono felice. Stranissimo.
Che poi la mia (di casetta) in realtà mi piace: le mancano solo le rotelle.
E poi fa niente se, con una telefonata, parte un cìììp acuto e realizzo che “Mi sembra di essere infilata in due vite e già star bene in una non è che sia la cosa più facile del mondo.”
Fa ti ca.
E curiosità.
Sono fottuta. Che è una chiosa che comincio ad usare con una frequenza preoccupante.
L’incoscienza mi salverà.
Forse.

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