Galbusera. My dad, my dad, what have ye done

21 luglio 2010

«Ero scioccata da tutto quel silenzio.»


(Post peel off con le figure agli alfa idrossiacidi del sono-alla-frutta uniti ai beta idrossiacidi dell’estratto acquoso. Trattamento ristrutturante intensivo per rimuovere  l’accumulo di cellule corneificate ed in tal modo promuovere il rinnovamento cellulare. Rimuovere la sottile pellicola grigia sollevandola con delicatezza per re-illuminare il fucsia. Test di autovalutazione in corso.)


C’era una volta bambina che scappò, ma poi capì che tante cose erano rimaste ferme indietro e bisognava riacchiapparle e digerirle.
C’era una volta bambina che cadde e si sbucciò il ginocchio in cortile. Salì su in casa-parenti-vari-ed-eventuali e piagnucolò. C’era una volta bambina che quando si rimisero tutti in macchina per tornare a casacasa, daddy le disse che se s’azzardava a fare ancora una volta tante storie per una cosa così, erano guai.
Erano guai.
Nell’editto era scritto anche Niente muso e niente tristezza se l’incontro con l’amichetta va a monte. Solo emozioni private, molto private, non vanno manifestate.
Neanche se apri la porta e cerchi una persona che all’improvviso non c’è più e non ha senso e non è giusto? No, no, ci mancherebbe, meno che mai… sennò sai che cinema!
Allora bambina, quando si infilò punta di forbici nella mano, stette zitta.
Quando si infilò il freno di una bici – minuscola ora, gigante allora – nel piede, fece pollicino con le gocce di sangue fino a casa. Zitta.
Alcol rosa che brucia su una ferita da quattro punti – ago e filo? Ahi. Zitta. Pallini e poi buio nell’ascensore, non svenne.
Occhei, diciamo che bambina era un po’ maldestra.
E aveva pure paura dei film di paura. Però un giorno si disse che ‘sta cosa non andava niente bene, sicché strizza gli occhi e guarda Phenomena.
Occhei, diciamolo, bambina era parecchio maldestra, di notte chiama “aiuto, aiuto”. Arriva la persona sbagliata, et voilà, il giorno dopo le fanno i complimenti per il trucco monoculare verdazzurro. Lei strabuzza l’occhio e capisce che sarà pure maldestra, ma c’è persino gente un sacco meno sveglia di sé sedesima.
C’era una volta bambina che sua cugina, quando rientravano dal mare, le faceva solletico tanto, ma tanto che ogni volta rideva a crepapelle talmente da dover supplicare in salsedine “basta basta”, ma cugina insisteva e lei – bambina – non ce la faceva. Sicché un giorno si disse che il solletico non lo soffriva più. E così fu.
Passarono i giorni e i mesi e gli anni, matite spuntate su un armadio.
Passarono i fatti ed anche le parole; quelle scritte, quelle parlate; quelle rivisitate e trasformate, imbruttite o imbellettate; memoria labile, quelle dimenticate.
C’era una volta bambina, solo un paio le foto imbronciate.
Forse troppe le emozioni e le paure congelate.
Ma è una storia véra?
Ma no, ma no, è Galbus’era.

C’era una volta adulta che andò a vedere un film che le piacque.
L’abbinamento della musica con le scene strambo, quindi perfetto. I personaggi, una sottile divertita e divertente presa per i fondelli. L’efferatezza di un gesto, più truce in una rappresentazione teatrale che nella realtà del protagonista. I fenicotteri rinominati, i cliché rimodellati. La follia non in quaderni su cui scrivere tronfia o sbigottita o lagnosa di sè, ha uno spazio largo come un recinto di struzzi che ti ingoiano gli occhiali e te li risputano buffamente sporchi di saliva. Poi puoi ripulirli, unirli tutti in un cerchio su cui far roteare una lampadina ed inventarti un mondo incantanto alternativo.

C’era una volta un aereoporto, un volo, un rientro e un sacco di persone sull’aereo. Una strafiga che le arrivo si e no al gomito, tira indietro i capelli nero corvino, ammicca con gli occhi che fanno pendant, nero corvino pure quelli, cellulare incastrato tra la spalla e l’orecchio, porge il biglietto e racconta ganza di uno che “Mah, sembrava il classico stronzo. Che poi, l’ho visto solo un giorno, sì… Comunque ha avuto una storia di quindici anni, quindi… Poi è finita: uno dei due avrà fatto una cagata, o lui o lei… ”  Sceneggiatura da Grande Fratello, Orwell ci ciecherebbe un occhio e comunque, signorina, per far finire le “storie” ci si mette in due secondo me, sa? Si collabora, mica cazzi.
Le divise Ryanair sono di una bruttezza inaudita, non me ne capacito. Scialbe più di un grembiulino da camieriera di un fast food dimenticato in una strada dimenticata del Tennessee, ci manca solo la macchia di sugo per la sublimazione della perfezione.
C’è un piccolo esercito di soldatini programmati che vanno a zonzo per il mondo fieri e fedeli al marchio che portano in sovraimpressione qua e là: ci dev’essere stata una convention. Incitazioni, convincimenti, lavaggio del cervello, fogliolina verde Herbalife. Si autodefiniscono “messaggeri del benessere”. Crepito e ingoio, le stupidaggini mi vanno di traverso. Mi giro verso il tipo che ho di fianco, legge un manuale dai fogli sottili che sembra tanto un codice civile. Spio: Gli atti degli apostoli. Aiuto! Sono circondata!
«Io non voglio le vostre vitamine!»
Poi mi chiedo, ma i messaggeri del benessere sono parenti degli spingitori di cavalieri?
Mattù, mi ami?
Ma io, miasmo?
Io dico che ci vuole una canzone a manovella.

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19 Responses to “Galbusera. My dad, my dad, what have ye done”

  1. Anonimo Says:

    posto che il post è bellerrimo, sì ti amo. anche perché scrivi post così

  2. ms.spoah Says:

    … così lunghi che quando se arrivi alla fine fai in tempo a dimenticarti cosa c’era scritto all’inizio. Un bel vantaggio :-D

  3. Dantès Says:

    «I’m not going to discover my boundaries!» fantastico quel monologo…

  4. stranger Says:

    che poi te dagli il mio numero di cella quella corvina che io non mi metto problemi, io.
    e si, ryanair li veste a capocchia i camerieri/e volanti!!

    • ms.spoah Says:

      Magari la corvina se li mette i problemi, però, a stare in cella, che dici? :-D
      Mi aiuti a cucire una divisa a quelle poverette?

  5. middle Says:

    Il post davvero è bellissimo. E sospetto che un po’ dipenda dal fatto che dev’ssere bello poter domandare: ma tu mi ami? senza avere paura non tanto della risposta – chè saremmo già un pezzo avanti – ma di non avere nemmeno il diritto a formulare la domanda. Bello, si. E’ proprio così che devono andare le cose nel mondo dei giusti. Non mi stupisco per niente che sia il mondo dove abitu tu.

    • ms.spoah Says:

      Con questo commento sono in beatitudine affettiva odorosa per i prossimi tanti giorni, come un gatto che grufola e sta in pace col mondo e ti fa gli occhietti riconoscenti.
      Ma ce lo sai tu che ho scritto alla dickinson, vero?, ché mi è sorto il dubbio che quella casella email sia andata in disuso.

  6. evasoxcaso Says:

    Io mi sono sempre domandato come faccia la gente a stare col cellulare fra la testa e la spalla. Mi sono domandato anche altro, per la verità, ma da quando hanno inventato i cellulari è la cosa che mi domando più spesso.

    • ms.spoah Says:

      Eh, io ieri sera ci sono riuscita a tenere il cellulare incastrato così, però c’era un trucco: era tenuto incollato dall’appiccicaticcio gel peel off che avevo in faccia. E sai una cosa? Quella roba lì, il gel, quando si asciuga viene via come la Vinavil… goduria pura! Penso che svilupperò una dipendenza :-D

  7. BU Says:

    Più che degli spingitori di cavalieri, i messaggeri del benessere sono parenti degli spingitori di spingitori di cavalieri. Se non fosse per gli adesivi che si appiccicano sul lunotto dell’auto (Vuoi perdere peso? Chiedimi come), nessuno si accorgerebbe della loro esistenza. Comunque, mi associo ai vari commenti di lode a questo post. Applausi.

  8. BU Says:

    Ah, ed è ottima la scelta della colonna sonora (simpatico il video).

    • ms.spoah Says:

      Mi illumini: l’ipotesi degli spingitori di spingitori non l’avevo considerata, ma direi che ci sta in questo albero geniaillogico
      :-D
      E per tutto il resto, timidamente, ringrazio (che m’assomiglia pure un po’, mi sa :-) )

  9. no.snob Says:

    Da piccola avevo sempre le ginocchia sbucciate, adesso ho le gambe calamita-spigoli. Crescere ha i suoi vantaggi. :-)

    • ms.spoah Says:

      Bisognerebbe diffondere la voce, ché molti tentennano… pure io a tratti, a dire il vero :-D
      La mia zona acchiappa spigoli si estende fino a comprende la parte alta delle cosce, quella che chiamano sedere, per intenderci.

  10. elena Says:

    uff mi sento ripetutamente una merda quando passo di qui. almeno oggi molto merda. tipo una merda che non sente. niente. vabbè ti odio un po’. sappilo, ma io odio tutte le persone belle.
    un mare verde di bile mi seppellisce

    • ms.spoah Says:

      Se stai cercando un modo elegante per eliminarmi dal tuo blogroll e non incappare più con lo sguardo nelle mie mise da bimba anni uno, sappi che questo non regge.
      E questa è per te: Ijsse sole, FarauallaU mal jess u ben tras :-) (E’ su deezer e devi cliccarci su tu… fai click… fai click… fai click… click!)
      Un bacio.


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