L’arto fantasma, quando uccide ha un alibi perfetto.

7 luglio 2010


In rapida, ordinata successione temporale, la mia vita notturna si popola di simboli sinistroidi, Nichi Vendola e racconti su Cuba.
Vendola sembra filtrato attraverso un televisore a schermo piatto megalomane deformante di volti, immagini e situazioni. Si muove con una pacatezza che mi rimanda a Falcone, forse perché così ormai lo si vedeva nei memoriali post mortem alla moviola.
Col napalm si passa da omicidio a strage, delle vittime rimangono solo brandelli; la commemorazione ti frantuma l’anima con quella rabbia che mozzica coi canini la tristezza, documentario storico della relazione molti a uno, senso di affranta impotenza vs egocentrica strafottente onnipotenza.
Gli attentati si trasferiscono nei sogni forse nella bramosa ricerca di un epilogo differente, lì riescono ad essere sventati; sulla fronte delle guardie del corpo campeggia la ruga della preoccupazione e sul volto della rappresentazione onirica del “buono” una sorta di rassegnata determinazione, invenzione moderna, se rischi di morire ammazzato.
La cassiera del supermercato è una donna di colore un po’ ribelle. Non so come faccia, non ha uno sguardo aggressivo, eppure è come se da quei ricci corti trasparisse un pensiero che pesta i piedi per terra, colonna sonora del suo vivere qui, Io ci sono e me ne sbatto la minchia se mi vedete oppure no. E’ lei che va a Cuba, in vacanza; è un po’ uomo un po’ no; un po’ te un po’ no. Mi racconta, Ci vieni anche tu?, ci accordiamo; più che le labbra carnose mi parlano gli occhi dignitosi, enormi ancora un po’ arrossati, patrimonio genetico e storia.
Da ieri immersa in blob di pensieri, stamattina con la matita blu disegnavo il contorno sopra le ciglia insieme all’ipotesi che anche i pensieri abbiano (e abbaino?) la loro etnia e nazionalità.
Penso da italiana, Vaticano, Berlusconi, sistema scolastico allo sfacelo, la democrazia cristiana non esiste più ché tanto non c’è bisogno di poteri forti per sovvertire il sistema, i porri di Vespa non sono socialisti, la mafia fa il cazzo che le pare tanto sono tutti distratti dalla Banana Republic, bandana, escort, prelati bavosi, ioct brizzolati e fiche ricostruite che hanno finito la boccettina di Chanel.
Nel mio ufficetto del cazzo, a fronte di un datore di lavoro istituzionalmente disconosciuto che piange per una bancarotta ereditata da anni di lentezze, mollitudini, mentalità borbonica e superficiale e strategie di smarketing, c’è un gran movimento, rincorsa all’accaparramento di indennità per responsabilità inesistenti; bilancio aziendale e sociale, preparati a nuove tonalità di rosso. Sgomitano come affamati, (e)scogitano stratagemmi per fare fesso il prossimo che equivalgono a tagliarsi le dita per farsele al tegamino.
Le mozioni di fiducia non esistono neanche più e se cerchi gentilezza ci sono giorni in cui l’unica pare sia aspettare la telefonata da un call center di un’azienda inculatrice che mira alla fidelizzazione snaturata di un cliente e sperare di incappare in un operatore, numero?, di quelli che alle sevizie reagiscono non con il livore scagliato attraverso la cornetta sull’utente, ma con un assecondare lascivo e lecchino dettato dalle strategie di marketing. Leziosità da commerciante d’altri tempi e parole sbocconcellate da un accento meridionale inconfondibile, eppure mi dice che sa per certo che la sede della mia banca è lì, nella tal strada vattelappesca di Milano. Già.
Nel frattempo blogspot impazzisce, ingoia commenti e li risputa in ordine sparso, facebook fa da strillo e urla la notizia. WordPress resiste al disordine collettivo. Il mondo sembra un crocicchio di sputi. Mi racconti di uno che scrive di chiappe e pacchetti caldi da tenere in mano con religione e di come sia difficile trasformare un tale arrapamento trasposto, in un italiano corretto e in un argomento che con l’erotismo ha a che fare solo per altre vie e in altri contesti.
Il mio bisogno sbullonato di quiete si consuma nell’acquisto compulsivo di profumo, spesso quello sbagliato, come per passare attraverso un appagamento asintomatico di almeno uno dei sensi.

– “Un mondo di matti.”
– “Il coniglio di Alice in confronto era lucido.”


signora libertà signorina fantasia
così preziosa come il vino
così gratis come la tristezza
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.

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18 Responses to “L’arto fantasma, quando uccide ha un alibi perfetto.”

  1. vipero Says:

    ecco, appunto.

    • ms.spoah Says:

      Piaciuta la ninna nanna greca? Guarda che l’ho scelta con dedizione e sollazzo, quindi non venirmi a dire che non l’hai manco vista.

  2. Dantès Says:

    i pensieri abbaìno sono quelli più vicini alle nuvole di dubbi e di bellezza? (che homo, faber!)

    • ms.spoah Says:

      Sì, però quelli che dicevo io sono quelli che voce-del-verbo-abbaiare, abbaiano (e non abbagliano). Che homo anche Gaber… che se magari pure il mio cognome finiva con aber… chissà.

      • Dantès Says:

        i pensieri che abbaiano potrebbero abbagliare, in effetti. ma abbagliare rilucenti di qualche grammo di verità o abbagliare nel senso di prendere per il culo? quiz(ás) quiz(ás) quiz(ás)

  3. ms.spoah Says:

    Risposta n° 1: boh.
    Risposta n°2: non c’è, ché non c’è la domanda.


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