Le storie tese fanno la musica

12 maggio 2010


Piccola Georgina Clooney si aggira in aeroporto dal nome clericale, si mette in fila e mentre è in fila sfila via cintaorologioorecchinianellostavoltaglistivalinononserve.
Ormai il bagaglio non glielo guardano neanche, si infila e si sfila pure quello che è una meraviglia nella gabbietta per valigie Ryanair blu con scritte gialle.
(Qui si vola, Faulkener, che noia, non mi piacque.)
Inseguendo un culo ondeggiante da manichino fasciato in acrilico volant rosso poggiato magistralmente su gambe da manichino che avanzano magistralmente su tacchi da paura, calze color carne, scarpe blu, compagno off topic… bellezza di plastica, se la spogli diventa vera, se la spogli è davvero bella, ma che ci fa con quello? Losasolodio. Forse…
Lo inseguo e poi non più, il culo va altrove, io proseguo. Si aprono le porte, sliding doors, non c’ero e adesso sì. Non c’era e adesso sì. E tutto il resto intorno pure, ma non lo vedi. Lo senti solo che sei di intoppo per la folla, ma non ti sposti, non ancora.

Succede che piangi all’improvviso e manco sai perché.
Succede che ti spieghino delle cose che tu non ci puoi credere: hai fatto prima a capire ad anni quattro e mezzo come nascono i bambini e senza meraviglia, solo con curiosità.
(Quella che mi ha portato fin qui, fino all’adesso.)
((Sì, lo so, questo post sarà troppo lungo, opport opport ognul. Ma che fa.))
Succede che passeggi in un quartiere di Milano che sembra un plastico davvero ben riuscito e in mezzo c’è il teatro e dentro il teatro la musica e dentro la musica ricordi reatroattivi di emozioni attualizzate e poi emozioni nuove. Il tempo non ha aggrinzito quelle voci neanche un po’; cristallo profondo e una ruota rossa che gira che non sai cos’è.
Succede che scopri che il tratto di una matita ti cattura come un moscerino dallo zucchero umido, occhio di donna chiaro e trasparente reso in grafite.
Che Egon Schiele ti ricorda Pasolini.
Che Kubrick ti ricorda Gianni Colombo.
Che questo gioco di fisionomie ti ricorda di ricordarti, non necessariamente di farti ricordare.
Succede una telefonata, un altro nome un altro cognome: mai sentiti prima. Però:
“Diamoci del tu.”
“Occhei, va bene.”
Succede che non sai cosa viene dopo.
Succede la nuvola, ma riesco a tornare.
Succede Fellini e la sua levità che imparo adesso e rivedo gli stessi occhi disegnati da Klimt. Succede che Federico a Freud gli fa un baffo ed io mi dico che in questo mondo pieno di metafore – guarda un po’ – me ne sono scelta una perfetta per fare il harakiri.
Che se cerchi di razionalizzare troppo l’anima la denaturi, la deformi.

Suonino le trombe o non producano suoni.
Il giorno dopo c’ho pure le turbe di Falloppia.

«Senta qua: l’Io solitario che gira intorno a sé stesso e si nutre soltanto di sé finisce strozzato da un gran pianto o da un gran riso. Sono parole di Stendhal… »
(L’intellettuale a Guido Anselmi, 8 e 1/2)


At mepicsa, ma Sssh!

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5 Responses to “Le storie tese fanno la musica”

  1. vipero Says:

    e del cielo di cemento che ci dici?

  2. ms.spoah Says:

    Piango lacrime a’mare aspettando che diventino barbera. Che devo fa’?

  3. simo Says:

    Qui cade ghiaggio, in pezzetti giusti per lo spritz. Gradite?

  4. simo Says:

    seeevabbè :)) devo ancora berlo, anche se non sembra

  5. ms.spoah Says:

    Gradisco!


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