Vedo cose, faccio gnente

7 aprile 2010


C’era per terra questa specie di parquet che sembrava linoleum solido color cioccolato fondente con venature sottili e chiare di cioccolato al latte.
C’erano i suoi stivaletti con suola di para intonati al pavimento, scuri con intarsi in pelle più chiara.
C’erano i suoi pantaloni intonati alle scarpe, il pullover lilla e la camicia-non-mi-ricordo (e come mai non mi ricordo?)
C’erano gambe sottili di metallo lucido a reggere ripiani in legno luminoso, a formare scrivanie grandi, quasi in sospensione sul pavimento, in ambienti enormi. Uno studio quanto la mia cucina più il soggiorno.
Sul davanzale un bigliettino Tanti auguri papà dalla scrittura sbilenca. Anni? Boh, scuola elementare. Non esattamente l’età per poter comprare un computer portatile per la festa del papà. Fede (quella che io non ho). Il mercurio la corrode. Se la ingoi ti strozza la trachea. Se ascolti il papa va a finire che la perdi, almeno in parte. Se si chiama Emilio, è un disastro, una strana via di mezzo tra un servitore laico e un portantino.
Poi c’erano una ranocchia verde di stoffa, il computer portatile, il portafotografie con ripieno di fotografia della bimba, nessuna fotografia della moglie, le due ragazze nella stanza accanto che lavoravano (quella che vedevo, giocava a yoyo con la pagina di facebook, un paio di linee dritte dritte e colorate su Autocad e un mezzo discorso in chat; ma lui, il capo, lo sa? e cosa pensa? accetta con pacata rassegnazione o medita di liberarsene e nel frattempo è ingentilito dal bon ton?), un piccolo armadio a muro chiuso da due antine in vetro satinato; scaffali aperti che accolgono raccoglitori ordinati, niente polvere, da nessuna parte (coscienzosa donna delle pulizie, chissà quante volte a settimana viene).
C’era quest’uomo tutto sommato di bell’aspetto che mi spiegava con gentilezza.
E c’ero io che lo ascoltavo mentre mi guardavo attorno, che ho fatto quello che potevo fare e quello che potevo fare probabilmente non servirà a niente.
“Guardi, hanno fissato la riunione di condominio nell’unico giorno del mese in cui non ci sarò e l’amministratore mi ha detto di aver già… ”
“…  mandato le raccomandate per la convocazione. Beh, sì, non si può più spostare.”
C’era il telefono che squillava, la squinzia con lo scialle che passava le telefonate, lui che mi diceva Scusi io che gli rispondevo Prego, lui che parlava con garbo, almeno in parte consapevole e soddisfatto del proprio copione, ma apperentemente senza alterigia.
C’era quest’atmosfera ottima per pubblicizzare un solido gruppo bancario.
E c’ero io che non vedevo l’ora di poggiare il collo su qualcosa di non troppo duro, in posizione supina ad aspettare domani, riposando un po’ nell’oggi che non mi era piaciuto quasi per niente.
Ci sono io che mi alzo, ringrazio, stretta di mano, sorriso cordiale, gli dico che fosse stato per me avrei già scelto, ma la democrazia delle riunioni condominiali impone una votazione per approdare a decisioni effettuate sulla base di elementi non proprio oggettivi, perché ciò che conta, alla fine, è la fiducia.
Poi ci sono ancora io che a casa penso che i genitori di quell’uomo non sono stati affatto lungimiranti: perché non puoi affibbiare ad un piccino un nome che inizia con la V. se ha un cognome che inizia per C. Non potrà siglare niente, poveretto.
Sfumature.

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8 Responses to “Vedo cose, faccio gnente”

  1. arance Says:

    sfumature fucsia dentro una testa geniale (mica “di minchia”!).

  2. straniero stranito Says:

    mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte, o se non vengo per niente?

  3. Selene Says:

    Croptica come sempre. Ma questa volta qualcosina l’ho capita ;) Sei la mia sfida! :D

  4. evasoxcaso Says:

    Certi genitori fanno le cose di fretta e invece, spesso, una piccola meditazione sarebbe necessaria.


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