Sangue dal naso. Prescrizione: scarpe col tacco.

24 marzo 2010


Pareti chiare, sedie colorate nella sala d’aspetto sonnecchiante e mite dell’ambulatorio. E qualcuno che aspetta. Spettatori non paganti di cose già viste e già sentite, lasciano fare.
Ragazzina cicciottella quel tanto per non essere magra; quel tanto per non essere grassa.
Occhi chiari, affondati nel volto chiaro, appena paffuto. Vivi, schizzano le parole, si avvicinano ai miei; mi spiegano da vicino vicino.
Di screzi disegnati nell’azienda di famiglia: la sua vena creativa si infila briosa in canali che gli altri dipendenti cercano di strozzare, strizzare, per tenerla fuori. Così – mi racconta – negli ultimi sei mesi le veniva fuori il sangue dal naso. E lo dice con un impeto cristallino-turchino, un turchino tutto suo, personale e variegato: intenso quel tanto da non sembrare troppo adolescenziale, quel tanto da cui si desume che non è ancora del tutto donna. Ma è lì, intenta nel suo percorso, segue l’aquilone, spicca il volo, lei è l’aquilone ma con l’aquilone continua a parlare e ogni tanto torna sulla terra. Ferma. E il suo ragazzo era preoccupato, per il sangue dal naso. A volte un rivolo rosso giù dall’angolo della bocca. Sì, non è bello da vedere. E lui era preoccupato. Sicché è andata dritta di filato da questa dottoressa che le ha prescritto scarpe col tacco. Ha funzionato. Mi mostra le scarpe; le tiene su dal cinturino. Pendule, oscillano. Il tacco non è neanche poi così alto. Anzi, è bassissimo. Solo che lei camminava con scarpe dalla suola talmente sottile. Troppo sottile. Sottilissima. Che. Con il tacco va meglio. Barcolla ancora un po’. Ma va meglio.

«Non ti vedevo sul fiume e ho pensato quello mi è colato a picco.
Invece no.
Bene.»
(Cormac McCarthy, Suttree)

Pareti chiare. Le sedie colorate non ci sono più. Ma la sala d’aspetto dell’ambulatorio è rimasta mite. Solo nessuno più aspetta: in cerchio, maglietta e pantaloncini si gioca a calcio. Un gruppo. Scarpe da tennis bianche, lasciano fare. Tacco, punta. Colpisco la palla per pura fortuna? Non ci sono regole congelate; ciascuno è arbitro di sé stesso; dal calcio alla palla a volo; nessuno si lamenta. Nessuna acredine. Ci stiamo riscaldando insieme. Per quello che verrà dopo. Elogio alla mitezza. E non fa freddo.
Non seguiamo l’aquilone sbagliato, vero?

 

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4 Responses to “Sangue dal naso. Prescrizione: scarpe col tacco.”

  1. evasoxcaso Says:

    Secondo me, dovresti fare il medico. E seguire un aquilone qualunque, che tanto non sbagli :-)

  2. ms.spoah Says:

    Dottoressa spoah? Fa scen(m)a! :-D

  3. Selene Says:

    Che criptico! Ho cercato di capirlo ma… senza molto successo. :)

  4. ms.spoah Says:

    Tieni presente che mi capita spessissimo di essere un po’ deficitaria quanto a logica e quindi non preoccuparti mai se ti sembra ti sfugga qualcosa: sono le stesse cose che sfuggono a me, mi sa :-)


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