(P)anni (s)porchi

10 dicembre 2009


Ieri.
Good morning signorina, suo fratello è andato a schiantarsi contro un guard rail per un colpo di sonno. Con la mia macchina.
Faccio click congelando come un vecchio frigorifero quando smette di funzionare prima del round successivo, quando sibila un bizzzz-totonf, borbotta sussultando e poi sta zitto. Subito dopo comincio a sbrinarmi sfoderando begli occhi brillanti che fortunatamente nessuno vede, ché  alle otto e zero zero in ufficio figuriamoci se c’è qualcuno.
Assodato che l’incosciente che non riesce a vedere l’incoscienza, ma al massimo la perdita temporanea di coscienza, e sono due cose estremamente diverse (è pazzo) è vivo (diciamo) e che l’auto pare non sia irrimediabilmente distrutta, mi soffermo sbigottita a contemplare la successione di eventi;  l’autolesionismo congenito sembra lampeggiare come una scritta a Las Vegas, l’agito si affaccia alla finestra di un inesplorato motel. Ed io mi rassegno al mio ruolo di unica persona posata, l’età non c’entra, il sesso neanche per non parlare della logica.
Occhei. Va bene, va bene…
Adesso, metabolizzato il trauma, rivisitato il passato, attraversati il giorno e la notte, arrivata fino ad oggi, considerato che Giulia domani mi serve e dopodopodomani pure e dopodopodopodomani anche ed è scontato che dovrò destreggiarmi alla ricerca di una soluzione alternativa, quello che mi chiedo rabbiosamente è: la scelta di dar sfogo alla manie suicide con la mia  macchina è davvero casuale? Perché io ci avrei pensato mille volte prima, se avessi avuto sotto il culo il sedile dell’auto di qualcun altro.
Adesso, quindi, ditemi se sapete dov’è nascosto lo sportellino delle pile nell’ homo sapiens. Perché alla fine della prossima settimana vorrei partire per le ferie. Tranquilla. Non pensiorosa come se avessi lasciato a casa due bambini di cinque anni pronti ad infilare tre dita nella presa. Sicché. Pensavo. Io a quei due, prima di andar via, toglierei le pile e li appenderei all’albero.
Poi gliele rimetto quando torno.
Promesso.
Davvero

Darling

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8 Responses to “(P)anni (s)porchi”

  1. filippo Says:

    Io credo che faresti bene, insomma.


  2. Sta bene? Il congiunto privo di senno? Se sì, attua il tuo proposito.

  3. straniero stranito Says:

    ma regalargli un bel cornetto rosso no?
    ma regalargli un bel viaggetto in un tour a lourde fatima medjugori et simili no?
    ma come state tuttiettre? (tu tuo fratello e macchina?)
    e ti mando abbraccio solidale.

    • ms.spoah Says:

      Meglio se tra me e lui non ci mettiamo dei cornetti, ché potrei farne un uso improprio :-)
      Stiamo tutti bene, a parte la macchina: finito il turno del meccanico, mò tocca al carrozziere. L’abbraccio però me lo tengo, ‘ si sa mai. Grazzzzzie :-)

  4. evasoxcaso Says:

    Spero niente di grave che come si dice in questi casi “le macchine si aggiustano”. Solo che poi, quando si paga il carrozziere si pensa anche “fanculo”, ma questo è secondario.

    • ms.spoah Says:

      Beh, io questa volta sono quasi contenta che il meccanico e il carrozziere non lavorino gratis, ché così la prossima volta mio fratello ci pensa due volte prima di autosfracellarsi (che fa rima con autoflagellarsi)


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