Zelig the informant

1 ottobre 2009


Titoli. Prime immagini. Nel cervello della ms in sovraimpressione appare un: “Oh, ma è ambientato negli anni settanta”.

Grande schermo, in sovraimpressione appare un “1992”.

Nel mio cervello in sovraimpressione ecco un lampeggiante “porco cazzo”. Ormai la gaffe è fatta, io ho tirato ignara la freccia, io ne subisco la perplessità del colpo secco in fronte e a salvarmi solo una porta ignifuga a evitare pericolose fughe di pensieri in segnali di fumo tra presente e passato (remoto? eh sì, remoto…). Il futuro si consuma nel ticchettio delle lancette, nei bisbigli dietro l’orecchio sinistro accompagnati da scronc in do minore di patatine, mentre il facciotto di Matt Demon (ingrassato di 13 chili, ho capito, ho capito) si sovrappone nei miei ricordi di cinefila approssimativa-a-dir-poco, ai lineamenti di Matt Dillon. E così son lì a dirmi che qualcosa non quadra, perché già lo so a memoria che posso inciampare in gaffe da primato con la stessa facilità con cui può sfuggire uno starnuto ad un bambino con il raffreddore: basta che i nomi coincidano, che i cognomi comincino entrambi con la stessa lettera e che tutt’e due siano a pieno titoli inseriti nello star system americano per dovermi concentrare e scinderli, districandomi in un’operazione salvifica riassunta in un dialogo pacificatore tra me e me: “Raggiunto un accordo? Capito dov’era l’errore? Ecco, guardamose ‘sto film.”

In allegretto è illustrato il meccanismo con cui uomini in cravatta panciuti, con prevedibili abitudini sessuali, tronfi di sé e del sottovuoto che li riempie, imbroglioni di prima linea nel mercato mondiale, si arricchiscono empi a spese di tutto il resto del pianeta. Roba da ridere con quella musica di sottofondo; chissà quanta gente intorno a tavoli di cristallo a calpestare con suole in vero cuoio vero marmo, ora, mentre io scrivo le mie fesserie. E quelli dell’FBI hanno bisogno delle prove. Mah.

Comunque. Mark Whitacre ha questo disturbo bipolare: (cito) spese folli o imprese avventate… a tratti caratterizzato da umore disforico, senso di rabbiosità e ingiustizia subita, deficitaria la capacità di valutare adeguatamente le conseguenze delle proprie azioni con sintomi quali:

  • aumento dell’autostima o grandiosità;

  • aumentata produzione verbale con difficoltà a frenarla;

  • volubilità nel cambiare opinione;

  • facile distraibilità;

  • aumento delle attività finalizzate;

  • aumentato coinvolgimento in attività che possono avere conseguenze pericolose (p.e. spendere molto denaro o intraprendere attività sessuali inusuali per la persona.)

Preciso, sulle attività sessuali non vi è alcun riferimento nel film caratterizzato da un cast di soli uomini – se si escludono la dolce moglie del protagonista, che nella versione nostrana vocalizza in birignao, e la Direttrice del Dipartimento di Giustizia, donna di polso col polso slogato – ché mica è un cartone animato, è un fatto vero.
E allora…dicevo, Mark Whitacre ha questo disturbo bipolare, ma Zelig era arrivato molto molto prima di lui ed era tanto più bravo.
E ditemi che non c’entra un fico secco, ci sta.


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6 Responses to “Zelig the informant”

  1. evasoxcaso Says:

    Tu pensi troppo, quando guardi un film. Lo so che l’ambientazione aiuta lo stimolìo dei pensieri, ma insomma…ti piace “stimolìo”? Non lo volevo scrivere per non sembrare snob, ma poi mi son detto che non lo sarei sembrato comunque.
    Bello sto templeit, sobrio, elegante. Adatto a te, Miss. Io lo lascerei.

  2. ms.spoah Says:

    La Miss è rimasta a bocca aperta a cospetto del “…sobrio, elegante. Adatto a te…” Ti giuro, non me lo sarei mai aspettato. E puoi dire stimolìo tutte le volte che vuoi e pure di più :-)

  3. Dantès Says:

    fine 60-inizi 70, dalla grafica dei titoli all’abbigliamento alla colonna sonora (io ho sentito richiami a 007 e hawaii 5-0). strana operazione per un film ambientato nei 90, ma in effetti erano un po’ tristanzuoli quegli anni lì. avevi ragione tu mia cara…

  4. Dantès Says:

    ahem… ma venendo presto in che senso?


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