I sempre intrecciati ai mai

4 settembre 2009

 Vorrei chiudere gli occhi e ripassare sensazione per sensazione la partenza, il viaggio, i personaggi dei libri, la casa dei pesci, l’emozione dell’aver trovato la prima pinna nobilis (la cercavo, la cercavo dal primo tuffo, l’avevo proprio desiderata) della mia dilettantistica carriera acquatica, ma non è facile…Voglio dire, non è mica facile scrivere con gli occhi chiusi.

Al porto di Bari, un fast food scalcagnato plastificato in salsedine.
“Ha l’insalata?”
“Noooo, quella l’anno prossimo, l’anno prossimo avremo anche le insalate.”
Non posso aspettare, non così tanto.
Sghignazzo un “vada per il pollo”.

 

Il viaggio comincia. Soffoco. Non respiro. Mi manca l’aria o l’aria è troppa, no, è tanta. Tanta.
Come il primo giorno sul gommone, in piedi, a cavalcare le onde e alla fine della corsa era come se avessi corso, corso sull’acqua, corso sul mare; nelle orecchie il cicaleccio del piccolo radar a dirci “Cric cric cric, qui ci sono sessanta metri. Cric, cric cric, qui ce ne sono mooolti di meno.”

Il vento, il faro, gli scogli tagliati a fettine sottili; il pesce diafano in una casa enorme fatta a forma di fungo che mi dice: entra pure; mi guarda con occhio malizioso, il sinistro, il destro non lo vedevo. Anche i pesci scondizolano e – soprattutto – non è assolutamente vero che sono muti.

Il ragazzo, il ragazzo sloveno con i suoi due segugi istriani, lui conosce l’italiano, il croato, lo sloveno e quando c’era la guerra era piccolo ma non troppo, toglie la muta e non ha il costume e a me sembra la cosa più naturale del mondo; la grappa, gli ulivi…Stelle che per contarle mi, ti, ci vorrebbero un numero di vite impronunciabile, tante quante ce ne vorrebbero per contare le volte che. Che.

Mostar. Mostar è bellissima. Ma gli ordigni inesplosi costituiscono ancora un rischio, soprattutto in prossimità delle ex zone di battaglia, nelle campagne, nei sobborghi delle città e negli edifici danneggiati dalla guerra. Si raccomanda, quindi, di evitare le aree abbandonate e non frequentate dalla gente del posto, e di esplorare il territorio accompagnati da esperte e certificate guide locali.

Mi ripeto “mine antiuomo” e sento l’eco dell’assurdità che picchia forte in testa per ogni lettera. Assurdo come per un pesce sarebbe assurdo annegare, per dirla come Pennac. Si vedono ancora i buchi nei palazzi fra un ristorante e l’altro, mandi giù un boccone e pensi a quando con un bum esplodevano stomachi vuoti. Bum.
Il bum del ramadam mi ha fatto sobbalzare…Un bum sparato a salve…

“Meglio… Tito”.
E’ smilzo come una candela e conosce una parola di italiano per ogni dente poggiato sull’arcata superiore: in tutto quattro, sì e no (denti e parole). Eppure dopo averci servito il caffè si è seduto con noi, guardava il fiume; si è acceso una sigaretta, gli occhi già parlavano poi ci ha detto: “Meglio… Tito…oggi mafia.”
Gìà, anche da noi…E’ dappertutto, quindi? Sì. Bella Scoperta (fatti la domanda e poi confezionati la risposta.)
Zago il maiale aveva i suoi motivi per guardarmi con quegli occhi lì, così bianco il bianco e così scura la pupilla.
Continuo a trovare mille sensi. Mi interrogo sulla fisiologia dell’uomo e scopro che hanno trascurato qualcosa. Formulo ipotesi un po’ astruse e le trovo estremamente naturali. Quando mi chiederanno di illustrarne il fondamento scientifico immagino che sorriderò, mi siederò al tavolo e mangerò riso con le bacchette. Che altro potrei fare sennò? 

“La vita, dopotutto, era come l’aria. (…) Sembrava che non ci fosse alcun modo di lasciarla fuori, o tenerla a distanza, e tutto quel che poteva fare al momento era viverla e respirarla. Come la gente riuscisse a tirarla dentro i polmoni senza soffocare, per lui era un mistero: era piena di pezzettini. Questa era aria che riuscivi quasi a masticare.”                                       
              (Nick Honby, Un ragazzo)

  

Estrapolata dalla colonna sonora della vacanza:

 

Wanna pack your bags, Something small
Take what you need and we disappear
Without a trace we’ll be gone, gone
The moon and the stars can follow the car
and then when we get to the ocean
We gonna take a boat to the end of the world
All the way to the end of the world

Oh, and when the kids are old enough
We’re gonna teach them to fly

 Scoperta per caso.


 

no.snob
no.snob il 04/09/09 alle 18:37 via WEB
Vado a preparare il riso al limone e medito… Ben tornata
 

 
ms.spoah
ms.spoah il 07/09/09 alle 08:56 via WEB
Grazie :-)
 

evasoxcaso
evasoxcaso il 05/09/09 alle 10:22 via WEB
Mi sono sempre chiesto, una volta finita la guerra, che fine abbiano fatto tutte quelle persone che conobbi: le cameriere, il ragazzo del bar, il signore anziano seduto sulla porta di casa. Me lo sono sempre chiesto. Spero stiano tutti bene, perchè io alle persone mi ci affeziono…
 

 
ms.spoah
ms.spoah il 07/09/09 alle 09:12 via WEB
He…anch’io mi ci affeziono…
Annunci

2 Responses to “I sempre intrecciati ai mai”

  1. elena Says:

    e perché questo compare nel mio gugolrider adesso, oggi? dopo un annetto scarso dalla sua data?

  2. ms.spoah Says:

    Vuoi una risposta comprovabile scientificamente? Et voilà: BOH!
    So solo che ieri l’ho aperto in modifica per inserire i tag. E’ uno dei post copincollati dalla prima plancia dell’ombelico: Libero (aaaaahhh!)


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: