Aspect ratio

22 marzo 2012

Quando la curiosità sovrasta la preoccupazione in situazioni che si prospettano comunque a medio-alto livello di rischio, ormai, dietro il sorriso da bimbetta con gli occhioni che luccicano, c’è una parte di me che si mette in allarme e grida Al lupo al lupo aiuto aiuto lo sto facendo di nuovo! Eppure lei continua ad osservare il futuro ignoto, probabilmente spigoloso e foriero di nuovi problemi da mal di testa a grappolo fucsia e notti agitate, ignara, come se si avviasse verso il venditore ambulante di zucchero filato al luna park.
Ma domani né la direttrice Rottenmeier in immagine 4:3 rappresentata all’interno di un televisore 16:9, nostra signora di Dogville con lo sguardo da capra, né quell’altro lì disegnato come la caricatura di Craxi di Forattini, mi offriranno zucchero filato. No, temo proprio che no: piuttosto, great balls of fire.

C’erano una volta e ci sono ancora politiche del personale che hanno l’imprinting dello spot degli anni ottanta della Zucchetti, con una variante: spostati i rubinetti per tappare le falle, i rubinetti hanno la ruggine, ma – fa niente – l’importante era tappare il buco.
Prima di me una serie non so quanto lunga di brave (oppure no) persone, sconosciute (oppure no), ormai morte (alcune sì, altre no), si sono chiuse alle spalle la stessa porta anticorodal e poi una vecchia cancellata a soffietto color panna scrostato che avrebbe bisogno di litri di olio o braccia più forti; infine un giro di catena e il clic di un lucchetto a rendere in Amarcord sensazioni altrimenti difficilmente descrivibili.
Sentire addosso che il percorso su quella striscia bianca al centro della strada, odorosa di cipolla come può esserlo l’idealismo, continuerà a sballottolarti ad ogni passaggio di chi sfreccia con superficialità noncurante, beffeggiandoti con una pernacchia o semplicemente evitandoti per puro caso, come si fa con i sassolini o con le formiche. E capire che, fa niente, preferisci fare il sassolino nella scarpa e la formica con la tosse.
Koff, koff!

Inter view

20 febbraio 2012

«Signorina, mi scusi, ma lei non era andata in vacanza?»
«Eh… , sì, un mucchio di tempo fa. E sa cosa ho scoperto? E’ come se le tensioni fossero il tappeto muscolare della mente.»
«Un klimt…? L’ha comprato in vacanza?»
«Quando le rilasci, ti ritrovi a spasso immersa in un tessuto cartilagineo in cui entra il freddo; se vuoi il caldo devi soffiarci dentro o lasciare aperto l’ingresso perché qualcuno ci aliti del tepore; con o senza fumi digestivi da aglio.»
«E’ andata in un posto freddo?»
«Nient’affatto: ma le hanno fatto frequentare un corso di comunicazione solo per rispondere al citofono? Non si riesce a dialogare con lei!»
«Quindi è andata in un posto caldo.»
«Lei è un genio. C’era un mucchio di frutta, e pesci, e piante rigogliose. E il mare. E gli scogli e la sabbia e anche i ciottoli, qui e là.»
«Ma qui non ci sono ciottoli.»
«Imbecille. Senta, vuole un uovo sodo? Io sono bravissima a cucinare le uova sode. Gliene faccio uno al volo (nel senso di subito, sia chiaro), così fa merenda e si rigenera.»
«Sarà mica stata a Parigi?»
«Lei si confonde: quello è il film di Woody Allen…

La grandezza è nell’espressione di tutto ciò che c’è di inquieto nella mente umana e che si rivela, come sintomo superficiale, nella relazione di coppia. La fantasia dell’inquieto protagonista fa da suprema padrona del tempo e delle situazioni interpretando il ruolo di psicoanalista. Alla fine l’analista non avrà che un verdetto: dare il giusto, poetico spazio alla creazione fantastica, lasciando che la ragione si auto-annulli. L’investigatore, ingaggiato dal razionalissimo futuro suocero del protagonista con l’intento di seguirlo, finisce per perdersi nei meandri della fantasia, che lo porta in un passato in cui è inseguito dalle guardie del re Luigi per violazione del regale domicilio.

Bella eh? E’ la recensione di Mr. Cì. All’inizio non ci avevo capito niente, invece ora mi risulta comprensibilissima. E’ perfetta, non trova?… »
«… Non ho perso niente.»
«Va bene, metto su l’acqua per l’uovo, stia lì. Intanto le mostro delle altre figure colorate. Guardi…

Lo ha visto questo film? Le faccio un riassunto: non è vietato neanche ai minorissimi, Robert Downey Jr. è sempre un bel vedere, Jude Law pure, ma io non me ne accorgo praticamente mai; c’è anche la Rapace, che non so come si pronunci, ma suppongo sia inutile chiederlo a lei… No, stia zitto. Zitto, non dica nnniente, sia buono. L’uovo è quasi pronto, pensi!»
«E poi?»
«E poi le faccio il tè, contento? Le racconto anche un’altra storia, a gesti. Muovo solo le labbra e lei deve capire cos’è.»
«Io sono qui per chiederle delle vacanze.»
«Faccia pure.»
«Mi racconti delle sue vacanze.»
«Quando sono tornata dalle vacanze ho visto un film… indovini quale!»
«Non si sente bene?»
«Sto mimando il film, su… indovini! Mi-man-do… non le dice niente?»
«Dove si-manda?»
«Uno come lei intende? Guardi, le alternative sono due: o ad occupare un posto dirigenziale, magari in politica; l’altra non posso dirgliela: voglio essere educata e compassionevole. Ecco, le faccio vedere cosa stavo mimando, così la facciamo finita:

E’ un film muto. Il regista ha un nome impronunciabile che fa rima con il nome di un profumo di Donna Karan che non mi piace neanche un po’: non lo compri alla sua fidanzata, mi ascolti. La scena dell’incubo è bellissima. Non le dico niente per non sciuparle la suspance nel caso lei voglia vederlo. Però le dò un indizio: quando lei sta zitto io sono molto più serena e non mi scoppia la testa.»
«Lei guarda troppi film.»
«Oppure lei ne guarda troppo pochi. Però scommetto che Mission due punti impossible l’ha visto.

Ha notato come può essere pericoloso arrampicarsi sugli specchi anche per un tipo atletico come Tom Cruise? Quell’uomo lì, poi… Tutta colpa di Top gun: è corto, col nasone, i denti storti, vota Scientology e ancora stimola pulsioni adolescenziali. Mah, vai a capire… Le prendo gli occhiali 3D: gliene regalo un paio, anzi due, così ci porta anche suo nipote al cinema.»
«Ma io non ho nipoti.»
«Se ne procuri uno a buon mercato: c’è un mucchio di gente che continua a fare bambini.

Questo l’ha visto pure la mia capa sempre contumace-presente. Sa, a lei almeno hanno fatto frequentare il corso di comunicazione al citofono. A me neanche quello. E hanno deciso di mandarmi due volte al mese, prima dei pasti, in un posto sui monti a due treni e un pullman da qui a fare cose che non ho mai fatto in un luogo mai visto dove ci sarò solo io e un tot di persone che verranno a farmi domande alle quali non saprò rispondere e lei, la capa, ha detto che tanto “La ms si aggiusta.” Quindi ho capito subito che doveva aver visto il film di Scorsese. Solo che io non mi sono rotta. O meglio, sì, mi sono rotta, ma non in quel senso… Com’è l’uovo?»
«Buono.»
«Bene, sono contenta. Glene dò un altro. Se lo porti a casa. Però non lo inzuppi nel tè, mi raccomando. Arrivederci.»

Perché, in verità, in verità, vi dico.
Le segretarie, se proprio proprio, indossano le lenti a contatto: tutt’al più sono le avvocatesse ad amare lo sdoppiamento in quattr’occhi reso da grandi montature vintage; in secondo luogo, gli accoppiamenti sembrano essere per lo più classisti: avvocato con avvocato, togato con togato, con poche eccezioni ibride di abbinamenti tra esponenti di diverso scalino gerarchico giurisprudenziale. Ah, accoppiamenti eterosessuali, ovvio. Fatto salvo l’espatrio dagli schemi di rari personaggi sopra e fuori dalle righe con pochi peli sia sul corpo che sulla lingua.
Ma poi, vai a sapere.

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