Miserere

6 marzo 2012

Ma io mi domando e dico. Perché mai uno dovrebbe trascorrere ore e ore col culo appiattito su una sedia per forgiare effigi cognitive che decretino “se sia la tradizione cattolica ad avere prodotto le menti leghiste o se siano state le menti leghiste ad avere stravolto la dottrina cattolica” quando abbiamo già il dilemma (vergato all’uopo) dell’uovo e la gallina?
Non siamo mai contenti.

Verniciamento

13 novembre 2011


L’installazione più interessante è l’ingresso. Ché se ti trovi di fronte alla scelta tra l’entrata per i VIP e quella disaggettivata, mentre decidi da quale delle due varcare la soglia per accedere allo show, sei già dentro la diapositiva di questo tempo che, non trovando scampo e vie d’uscita innovative, si ritrova appiattito senza entusiasmo su rivisitazioni vintage e sperimentazioni molli che fanno un po’ tristezza, ma forse annunciano un futuro di riscatto.
Innestato in questo presente.


Dopotutto siamo noi.

La coerenza mi sfugge di mano come un’anguilla. Si ferma un attimo su un fiore e poi fa un guizzo che sembra la Campanellino di Peter Pan, quella che non gliela darà mai. O chissà.
I vestiti stesi invece che asciugarsi si bagnano.
Gattonumerouno e gattonumerodue, invece di leccarsi e annusarsi si rincorrono con soffio felino e zampa armata.
Nell’era dell’annunciata digitalizzazione della Pubblica Amministrazione l’accesso a internet fa il verso a un bambino cybernetico mai nato che dispone di meno di un quinto delle sue facoltà internautiche. Ho accesso a un elenco di siti istituzionali che hanno più o meno l’utilità di una ragade su un seno da ciucciare.
La statistica è un vezzo, un gioco, un imbroglio apparecchiato per guadagnare – o in alternativa fustigare – di più piuttosto che per lavorare meglio. Nello specchio d’acqua, cerchi concentrici si allargano intorno a un sasso: ideologia fascista vestita da maestrina elementare con figa di legno e cuore di stagno: burattino.
E se la Coop sei tu e una delle filiali di colei che sarei io, a portata di carrello – anzi, secchiello rosso con le rotelle – è putacaso uno dei supermercati con consuetudini commerciali di vendita talmente poco trasparenti da essere al limite della truffa, allora l’ Apparteniamo a un generis autofottente? diventa una specie di domanda-boomerang che ti insegue, ti insegue, ti insegue, finché non trovi chiare fresche acque in cui annegare i cattivi pensieri. Puntualizzo: non sono quelle dell’acquasantiera le fresche acque.

Astr’azioni

5 luglio 2011

Trecce disordinate e formaggini sul cappello e tatuaggi trasparenti sulle ruote e poca voglia nel cestino pieno di un altro colore. Karma Chameleon adimensionale.


Perché essere mediamente idioti aiuta a non capire.

Ci sono quei giorni in cui ti prenderesti a ditate nel naso la lungimiranza nefasta, quella della sottoscritta suindicata CF nata il incazzata dal, che prevede una cascata di scassature di minchia e giramenti di balle per questo, codesto e quello o perché magari nel giorno prestabilito il conto corrente rimane in secca nonostante le piogge torrenziali, ché gli stipendi non piovono dal cielo ma da un dicastero che solo a nominarlo viene l’ossimorosi e dove, a quanto pare, non tutti sanno che i cedolini non sono confetti piccini e opzionali da distribuire eslusivamente nei giorni buoni, ma sono il corrispettivo minimo consentito che dia un senso alle levatacce mattutine, alle liti mediate con una fotocopiatrice che fa il fronte retro solo a manovella e se le reciti con voce soffusa paroline dolci in corrispondenza del tasto on-off e ai pomeriggi in cui, tornata a casa, scopri di avere un timbro tondo pure tatuato da chissà quando sull’avambraccio che guardi stranita mentre prepari lo sputo per cancellarlo. Poi ti ricordi della saponetta.
Ci sono quei giorni in cui ti dicono che per questo mese lo stipendio te lo scordi perché qualcosa e forse ti conviene cominciare l’allenamento all’inedia nel caso la situazione si procrastini per i successivi due mesi fino al raggiungemento del numero perfetto dei tre mesi (così sono contenti pure gli inneggianti alla trinità), sempre perché qualcosa, naturalmente.
Ci sono quei giorni che il giorno prima sei stata a una specie di convention di testimoni di Geova che invece era una festa di pensionamento in cui non conoscevi quasi nessuno, ma tutto sommato molti: intanto, la Fanny Lane in abito turchese e occhi sempre più piccoli, dai bulbi sempre più vicini e convergenti, er President in abito giuggiola a quadrettini, volto pelagico di matrice craxiana in versione brutta copia e espressione da idiota che che-me-ne-frega-in-fondo-a-me che sicuro si sarebbe, ondeggiante, fiondato volentieri pure lui ad Hammamet subito dopo l’ultimo sorso di barolo e il ruttino – ops! -, magari con l’Ursula ormai in pensione, in tranquilla flaccida analfabeta armonia, dopo aver reso anni di disservizi alla patria in sordina contumace e solidarietà in gelatina.
E come sempre in tutte queste feste, c’era il piccolo sputo cicciotto preso dalle categorie protette, lucido nella sua follia annebbiata dagli psicofarmaci, appallottolato un po’ qua un po’ là, appollaiato ora su un rustico, ora su una budino al cioccolato e poi di nuovo su una pizzetta e ancora su un bignè, relegato in cella di isolamento tra una centinaio di persone, invisibile turba sociale dalla forma bizzarra e dal seno imbarazzante – come se una bimba di cinque anni portasse una sesta di reggiseno – sotto una t-shirt Donald Duck.
Grappoli di vita come emorroidi o come uva acerba e poi dolce, tra lo sguardo del gatto e quello della volpe cerco la giusta modulazione di frequenza.
Un giro attaccata al tram, uno avvinghiata stretta con un morso sulle palle dei cattivi e un altro a passeggio su un tappeto d’erba dopo un temporale tropicale del sud ovest del BelPaese diretta in piscina: il corso di nuoto e imparare a respirare.

eRsub

17 maggio 2011























(no writing helper)

Il copia e incolla di certi bellimbusti della community è come un purgatorio che parte da sé e a sé ritorna, spirale in distorsione senza poesia.
Almeno loro, lo sanno cosa si vince?
Perché a me pare una corsa all’indietro da fermi, con la palla al piede.
Sei mai stato schiavo? Ci hai mai p e n s a t o? … Sììì?
Beh, è già un inizio.

“Sottiletta”
“Mignolo”
“Setteetrenta”
“Mirafiori”
“Cubo”
“Buco”
“Strada”
“Scarpe”
“Spazzolino”
“Troppo piccolo”
“Mignolo”
“Ma quello è un dito”
“Fa niente”
“Lo dici tu”
“Meta”
“Metà”
“Me, te”
“Non-vale!”
“Bugia”
“Alè”
“Oh-ooh”
“Goal!”
“Rete”
“Spazio”
“Dove?”
“Qui”
A me non piaceva la nutella, avevo una sincera passione per il panino con la mortadella.
“Pasta al forno”
“Focaccia”
“Farcita”
“Mondiali”
“Di calcio”
“Rete”
“Palla”
“Neve”
“Gin”
“Cin”
“In”
“Ih!”
“Nz”
“Tè”
“End”

Refusi e lampadine

21 aprile 2011

Ho una collega che ci ho-diamo tanto.
Però io ho deciso che la voglio odiare meno di quanto mi odia lei.
Mica per niente, è che sennò divento pure io una specie di Euromediterraneusmegastupidotterus robustipesscema con le le ventose attacca-studpidità e piuttosto scelgo l’eutanasia totale.

Studpidità: è lo studio finalizzato alla spontanea introiezione selettiva della stupidità.
Ovvio.

(E buongiorno madonnina)

Ieri eravamo in macchina, piccolo eterogeno gruppo. Coltivazione un po’ discontinua di qualcosa, ci conosciamo però da anni.
Si chiacchierava. Avevamo fame. Abbiamo sorpassato l’odore immaginato di un panificio che si fa chiamre Boulangerie, programmavamo una serata in pizzeria in data da definire, ammogliato quello con l’insalata già pronta a casa e gli altri, quelli senza insalata a casa, no.
Tra i fumi della fame e il cielo pulito dalla pioggia, l’ipotesi messa a punto è stata che potrebbe essere congruo congegnare gravidanze fuori dal corpo, un cordone attaccatto all’ombelico e una sacca di contenimento per il piccolo e vederlo crescere e quando diventa troppo ingombrante per portarlo con sé poggiandolo in un sidecar. Gravidanza senza sforzo, indolore.
Ieri mi sembrava un’idea geniale.
Oggi non ne sono già più tanto convinta.

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