Dicono: per superare ansia e paura in un colloquio importante, spoglia immaginificamente il tuo interlocutore e visualizzalo in mutande (dimenticatevi per un attimo di Monica Samille Lewinsky: non è questo il caso) per ricondurlo alla stregua di tuo simile, alla pari, e non più albero di natale addobbato di lustrini e titoli, status e status symbol.
Esempio:
Il capo: ” Blabblabbla, …. quindi blabbala… ?”
L’interrogato/a: “Dunque… ? Un attimo di pazienza, il tempo di immaginarla in mutande e le rispondo… però mi dica, lei porta slip o boxer? E poi, bianchi, neri o fantasia… ?”
Fantasia, amica mia…
Comunque ci sono volte in cui il capo è meglio non pensarlo in mutande, perché potrebbero anche succedere cose che Gesù non vuole. Cioè, Gesù secondo me vuole, ma continuano a dirci che no. Facciamo finta di crederci, he.

Tutta colpa del calcio

8 maggio 2012

Il fumo crea un’elevata dipendenza, non iniziare.
Però, se hai già iniziato, puoi continuare finché vuoi.

C’era una volta un Re.
Poi, smise di esserci.

El(r)ezioni
Put in put on put… ?

Linea continua
Un turbamento con un turbante al volante finì in un precipizio di cui non si vedeva l’inizio. Quando l’inizio si vide la fine era ormai arrivata, in quella domenica di colpo dimenticata.

- Ma hai bevuto?
- Sì, il latte… Ce l’hai un lufballon?

Desiderio con desiderio

6 aprile 2012

Io sono nero di amore
Ci sono idee con cui puoi solo scopare,
né fanciullo né usignolo
altre con cui puoi fare solo l’amore,
tutto intero come un fiore
altre ancora con cui fare l’amore e scopare si fondono in un’unica cosa imprenscindibile.

«Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.»
(Pier Paolo Pasolini)

Art. 1

17 febbraio 2012

L’Italia è una Repubblica demo, affondata sul lavoro.

Come un romanzo ma un fatto vero, mero desiderio di scambio, sognavo di trovare alleati in questo mondo – così, solo perché sarebbe bello da provare prima che lui o noi si imploda.
Poi, in un ufficio surriscaldato adattato per l’occasione a palcoscenico, ho sbattuto il muso su un muro di gomma che neanche avevo colpito.
Al cospetto della Niña, della Pinta e della Santa Maria, mi ritrovo bella bella (che è un modo di dire) nei panni larghi di Capro Espiatorio, protagonista principale.
Signorina Malaussène e neanche sono a Parigi.

«Se oggi l’uomo non mangia più l’uomo, è unicamente perché la cucina ha fatto dei progressi!»

On a spit the demons.

Saracinesche sul mondo

2 novembre 2011


Entro, saluto, incespico in una decina di unghie quadrate maltagliate e in ciocche di capelli tinti a minchia, stivaletti bassi e andature strascicate; curioso intorno, leggo:
«Si ricorda hai nostri clienti»

Rivoglio la pappa col pomodoro.
Oppure datemi un martello.


Dopotutto siamo noi.

La coerenza mi sfugge di mano come un’anguilla. Si ferma un attimo su un fiore e poi fa un guizzo che sembra la Campanellino di Peter Pan, quella che non gliela darà mai. O chissà.
I vestiti stesi invece che asciugarsi si bagnano.
Gattonumerouno e gattonumerodue, invece di leccarsi e annusarsi si rincorrono con soffio felino e zampa armata.
Nell’era dell’annunciata digitalizzazione della Pubblica Amministrazione l’accesso a internet fa il verso a un bambino cybernetico mai nato che dispone di meno di un quinto delle sue facoltà internautiche. Ho accesso a un elenco di siti istituzionali che hanno più o meno l’utilità di una ragade su un seno da ciucciare.
La statistica è un vezzo, un gioco, un imbroglio apparecchiato per guadagnare – o in alternativa fustigare – di più piuttosto che per lavorare meglio. Nello specchio d’acqua, cerchi concentrici si allargano intorno a un sasso: ideologia fascista vestita da maestrina elementare con figa di legno e cuore di stagno: burattino.
E se la Coop sei tu e una delle filiali di colei che sarei io, a portata di carrello – anzi, secchiello rosso con le rotelle – è putacaso uno dei supermercati con consuetudini commerciali di vendita talmente poco trasparenti da essere al limite della truffa, allora l’ Apparteniamo a un generis autofottente? diventa una specie di domanda-boomerang che ti insegue, ti insegue, ti insegue, finché non trovi chiare fresche acque in cui annegare i cattivi pensieri. Puntualizzo: non sono quelle dell’acquasantiera le fresche acque.

Il copia e incolla di certi bellimbusti della community è come un purgatorio che parte da sé e a sé ritorna, spirale in distorsione senza poesia.
Almeno loro, lo sanno cosa si vince?
Perché a me pare una corsa all’indietro da fermi, con la palla al piede.
Sei mai stato schiavo? Ci hai mai p e n s a t o? … Sììì?
Beh, è già un inizio.

Gentile signora Dediavolis,

io la capisco sa: lei è agitata e inferma e quasi sicuramente fuma. No? Con quella voce da Letizia Moratti? No? Fa lo stesso.

Le mani le sudano come meduse squagliate al sole e la sapiens pare non abbia attecchito. O è appassita, per l’infausta concomitanza di disgrazia e ingiustizia?
Graduatorie di merito, robe strane, che ci vuole fare.
Chissà che fatica accaparrarsi una sedia su cui tenere poggiato il culo nel tempo libero e ora che fanno? Le chiedono di lavorare e f-a-r-e l-e c-o-s-e d-i-f-f-i-c-i-l-i! Le lettere, signori miei, i provvedimenti. Le mail e le telefonate no, ché quelle sono cosette facili e poi ci si sbriga prima: si perde sprestigio.
Io la capisco, sa: è inaudito.

Poi ho capito che lei deve avere il telefono della stessa marca di quello della mia collega. E’ un modello strano, avveniristico; è un modello che per levitazione si sposta da sè sgusciando via dalla sua collocazione naturale, scivola scivola scivola e noi dall’altro lato della cornetta sentiamo che ci sberleffa:Tu-tu-tu-tu-tu-tuuu?! Oppure squilla a vuoto, lui omertoso, lui.

Lei ha bisogno di rassicurazioni, lo so, lo so. E io gliel’ho date a suo tempo, ricorda? I bei tempi andati che lei si cagava sotto e voleva insabbiare tutto e ricominciare da capo come se niente fosse, come se non fosse stata lei a non capire un cazzo – lo so , lo so, la talea che, niente, non c’è stato verso di preservarla – e io a tranquillizzarla con toni calmi e vellutati… andati da mò quei tempi.
Si ricorda un due tre stella? Ecco, funzionava così: dopo che lei aveva detto “Stella!”, si girava di botto e tutti dovevano rimanere immobili. Pero poi, si ricorda?, mica si rimaneva immobili per sempre. Non si ricorda? Mannaggia! Non si fida? Mannaggia!

Ma se vuole, guardi, vengo personalmente a trovarla: le elenco le mie generalità, le porto il calco delle mie impronte digitali, un biscotto, un sufflè con le banane o della pastina con il formaggino, non so, mi dica lei.
Le faccio un sorriso grande così, una riprogrammazione neurolinguistica e… quizas, quizas, quizas… magari anche qualcos’altro: mi ci faccia pensare.

Vuol ballare, intanto?

Refusi e lampadine

21 aprile 2011

Ho una collega che ci ho-diamo tanto.
Però io ho deciso che la voglio odiare meno di quanto mi odia lei.
Mica per niente, è che sennò divento pure io una specie di Euromediterraneusmegastupidotterus robustipesscema con le le ventose attacca-studpidità e piuttosto scelgo l’eutanasia totale.

Studpidità: è lo studio finalizzato alla spontanea introiezione selettiva della stupidità.
Ovvio.

(E buongiorno madonnina)

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.