Gentile signora Dediavolis,

io la capisco sa: lei è agitata e inferma e quasi sicuramente fuma. No? Con quella voce da Letizia Moratti? No? Fa lo stesso.

Le mani le sudano come meduse squagliate al sole e la sapiens pare non abbia attecchito. O è appassita, per l’infausta concomitanza di disgrazia e ingiustizia?
Graduatorie di merito, robe strane, che ci vuole fare.
Chissà che fatica accaparrarsi una sedia su cui tenere poggiato il culo nel tempo libero e ora che fanno? Le chiedono di lavorare e f-a-r-e l-e c-o-s-e d-i-f-f-i-c-i-l-i! Le lettere, signori miei, i provvedimenti. Le mail e le telefonate no, ché quelle sono cosette facili e poi ci si sbriga prima: si perde sprestigio.
Io la capisco, sa: è inaudito.

Poi ho capito che lei deve avere il telefono della stessa marca di quello della mia collega. E’ un modello strano, avveniristico; è un modello che per levitazione si sposta da sè sgusciando via dalla sua collocazione naturale, scivola scivola scivola e noi dall’altro lato della cornetta sentiamo che ci sberleffa:Tu-tu-tu-tu-tu-tuuu?! Oppure squilla a vuoto, lui omertoso, lui.

Lei ha bisogno di rassicurazioni, lo so, lo so. E io gliel’ho date a suo tempo, ricorda? I bei tempi andati che lei si cagava sotto e voleva insabbiare tutto e ricominciare da capo come se niente fosse, come se non fosse stata lei a non capire un cazzo – lo so , lo so, la talea che, niente, non c’è stato verso di preservarla – e io a tranquillizzarla con toni calmi e vellutati… andati da mò quei tempi.
Si ricorda un due tre stella? Ecco, funzionava così: dopo che lei aveva detto “Stella!”, si girava di botto e tutti dovevano rimanere immobili. Pero poi, si ricorda?, mica si rimaneva immobili per sempre. Non si ricorda? Mannaggia! Non si fida? Mannaggia!

Ma se vuole, guardi, vengo personalmente a trovarla: le elenco le mie generalità, le porto il calco delle mie impronte digitali, un biscotto, un sufflè con le banane o della pastina con il formaggino, non so, mi dica lei.
Le faccio un sorriso grande così, una riprogrammazione neurolinguistica e… quizas, quizas, quizas… magari anche qualcos’altro: mi ci faccia pensare.

Vuol ballare, intanto?

Refusi e lampadine

21 aprile 2011

Ho una collega che ci ho-diamo tanto.
Però io ho deciso che la voglio odiare meno di quanto mi odia lei.
Mica per niente, è che sennò divento pure io una specie di Euromediterraneusmegastupidotterus robustipesscema con le le ventose attacca-studpidità e piuttosto scelgo l’eutanasia totale.

Studpidità: è lo studio finalizzato alla spontanea introiezione selettiva della stupidità.
Ovvio.

(E buongiorno madonnina)

Uni beee

8 aprile 2011

 

Tutti conosciamo le barzellette sui carabinieri.
Però io, per esempio, non avevo mai considerato che sono fruibili al pari di spezzoni di documentari di antropologia per la comprensione di certe dinamiche ovunque diffuse.
Dev’essere il risultato del sistema di distribuzione di riconoscimenti e compensi basato esclusivamente sui meriti individuali che imperversa da secoli.
Son cose.
Peccato non avere una telecamera.

 

E se non lo sai sallo

10 marzo 2011


che questa è una politica per sottrazione.

Dei diritti,
dei servizi igienici,
dei tombini per lo scolo delle acque quando piove,
dell’etica (cos’è l’etica?) sociale,
della scuola pubblica, dell’Università, della cultura,
del senso civico,
del lavoro e quindi;
dei servizi igienici,
dei tombini per lo scolo delle acque quando piove,
dell’etica (cos’è l’etica?) sociale,
della scuola pubblica, dell’Università,della cultura,
del senso civico,
di un pasto decente, anche.
A meno che tu non viva in Vaticano, nascondendo la pancia sotto una tunica rosso porpora, mentre mastichi menzogne sputacchiandole alle folle di fedeli. Fedeli a cosa?
In questa spirale di strangolamento delle rivendicazioni i pulcinella si esibiscono nelle loro danze grottesche, il gatto e la volpe hanno ettari ed ettari di piantagioni da cui ci si aspettano a breve raccolti di verdoni e tuberi di monete sonanti, arano campi per sotterrare il buon senso.
Giorni in cui per festeggiare l’unità di taglia, si barattano compromessi come caramelle scadute in involucri opachi e scialbi e pensare ai partigiani mette tristezza, più che  orgoglio. Io penso che la libertà sia sulla sedia a rotelle, che ci tocchi farle strada con estrema cura spingendola oltre le macchina in doppia fila, su per i marciapiedi senza scivoli o con gli scivoli otturati dall’idiota di turno, evitando le buche o attutendone i colpi inevitabili. E portarla fino a quel campo, spaventapasserare la monnezza, disotterrare il buon senso e restituirle terreno, possibilità e arti.

Tin tin

4 marzo 2011


Avviso di vacanza
(dei crani)
Promulgata iniziativa per il rientro dei cervelli
(nella scatola cranica)
Si spera sia la volta buona.

Mo lo ssa

27 gennaio 2011


Lei dice Puoi venire da me? Io dico Sì, arrivo, avevo comunque in programma di passare. Nel frattempo, prima telefonata. Chiosa: Vado, torno, ti faccio sapere. Nel frattempo, seconda telefonata. Chiosa: Vado, torno, ti faccio sapere. E dall’altro lato della cornetta: Sì, anche se devo andare a prendere la bambina.
La bambina ingoia la mamma, ma va bene.
Praticamente arrivo che so già tutto. Quasi. L’indispensabile, diciamo. Per loro. Perché per me adesso si chiude questo siparietto (lentamente, ché ancora non è finita finita) e se ne apre un altro.
Lei dice Ce l’ho fatta finalmente a.
Lei? Quindi i miei (e non solo miei) otto mesi ormai alla soglia dei nove a rincorrere cervelli refrattari al riempimento (solo riempitivi);  responsabili che non volevano responsabilizzarsi, firmatari che dimenticavano di firmare, amministratori poco dediti all’amministrazione, gente che perdeva recapiti telefonici come fossero le molliche di Pollicino mangiate dagli uccelletti li ho sognati. L’ho sognato di essere contemporaneamente quella che presenta un’istanza e la cavalca come fosse un cavallo narcolettico che a tratti imbizzarisce e nitrisce minchiate.
Mi chiedo se ci fa o ci è, lei. Se finge in consapevolezza o in arrendevolezza alle proprie debolezze.
Vedo realtà accostate che si litigano la palma dell’essere e forse la verità è addirittura altrove, lontano da queste marionette sghembe e dai culi di gomma.
E’ come per berlusconi: o individui in lui l’evidente sociopatia, il dramma infantile, o va a finire che ti chiedi chi sei e che vuoi e perché ce l’hai tanto con lui, visto che mente con la pervicacia di un rubinetto che sgocciola.
Insomma alle fine lei mi ha detto Mi raccomando non cambiare idea. Spalanco gli occhi in un Perché si può? Io so di no. E lei mi dice che sì, è capitato.
Ma dai.
Per un attimo ho pensato meglio non saperlo.
Buggia: non me ne frega un cazzo. Non cambio idea, non ora.

Però adesso scappo sennò perdo il treno.
Vado da Cvudelia e torno.

Se

22 dicembre 2010

Se avete visto una tizia con lo sguardo perso e dritto davanti a sé, ferma in un bindu immaginario al di fuori e dentro guscio di lenticchia un po’ vuoto, era la ms.
Se avete visto una tizia con un’espressione che riecheggiava un disegno sviluppato su tanti fogli sottili da sfogliare e virava dalla nausea di un vomito represso, alle lacrime soppresse per orgoglio e sancita inutilità e alla rabbia che cerca virate intelligenti, era ancora la ms.
Camminava con quel ritmo che fa il rumore dei tacchi, stivale nero, passo dell’oca ad appena venti gradi di angolatura rispetto al marciapede. Poco, ma più che sufficiente. Era la ms.

Io, invece, non so bene dove sono, mi sto cercando, ma ho sognato che la mia parte maschile era sudata e stanca. Le ho diagnosticato una psicosi e qualcuno ha fatto sì con la testa, un esperto; non mi ricordo la cura.

A Natale non diventano tutti più buoni. Le multinazionali ci campano sul Natale, semplicemente i ricchi diventano più ricchi.
Inciampo nelle folle, in regali inutili, soldi buttati, discorsi in barattoli di latta. Un belato omogeneo e scorregge di pensiero e per portare a pisciare il cane, quindici euro al giorno.
A Natale non diventano tutti più buoni. Gli stronzi rimangono stronzi, le teste di cazzo, teste di cazzo e puoi lascivamente continuare a fare lunghe passeggiate nei gironi dell’ignavia, tranquillo e indisturbato. Portati dietro una radiolina gracchiante Jingle bells, jingle bells e poi cambia canale.

Emancipate yourselves from mental slavery;
None but ourselves can free our minds.

[...]
We’ve got to fullfil the book

C’era quel giorno che ero andata da un idiota perché-io-che-ne-sapevo-che-capitavo-da un-idiota, a farmi infilare una specie di pisello a molla di schifosissima plastica dura trasparente, in tutte quelle labbra mute ricoperte di peli (se non te li sei levati per fare pendant col culetto rosa), poiché prevenire è sicuramente meglio che curare e quindi l’ASL in nome e per conto della Magnanima Regione Puglia, mi aveva convocato per un pap test assolutamente gratuito che così loro poi possono pure prendersi zitti zitti la tua roba da là dentro per appicciarla su un vetrino con un numeretto sopra e farci gli esperimenti sul papilloma virus per amore della ricerca.
“Tra un mese passi a ritirare i risultati.”, mi aveva detto l’idiota.

Un mese è circa trascorso, i risultati sono arrivati dal Laboratorio, ma negli orari-massaia previsti per il ritiro io sono relegata in un pubblico ufficio a chilometri e chilometri di distanza e pertanto nisba, ho preparato una delega per Mr.cì , in cui la sottoscritta ms.spoah nata a delega Mr.cì nato il, corredata da copie di documenti tappa contestazioni di eventuali imbecilli allo sportello e poi oggi:
vibrazione zitta del cellulare: “Brrrrrr, brrrrr!”
ms: ”Uè, dimmi.”
Mr.cì: “Ti devo dare una bella notizia.”
ms: “?… Mi hanno concesso la mobilità? E a te, però, chi l’ha detto?”
Mr.cì: “Nooo, sei sana: il pap test è negativo.”
ms: “Ah, mh, è vero, me ne ero dimenticata… grazie.”
Mr.cì: “Sappi che risulto tuo padre.”
ms: “Eh?”
Mr.cì: “Mi hanno detto Firmi qui e hanno scritto tra parentesi padre.”
ms: “Beh, sì, ovvio: abbiamo cognomi completamente diversi.”

E adesso provateci voi a fare finta che tutto va ben, tutto va ben.

Squiiiiiillllll
ms a Mente: “Ciao, Mente, sono ms. Ho sentito PP… per caso hai trovato le leggi che cercavi nel frattempo?”
Mente: “No, sai qui…”
ms: “Va bene, io le ho; se vuoi te le porto.”
Mente: “Sì, dai, mandamele via mai… “
ms: “No, te le porto.”
Gliele porto.
Lavorano in due alla stessa scrivania.
Perché lavorano in due?
Il capo fa la mente, l’altra il braccio. Ovvio.
Braccio culo-a-quadretti-chanel si sposta, mi cede il posto.
Leggi, leggiucole, regolamenti, opinioni, sentenze. Articoli, logica, ratio. Non c’è niente su cui ragionare, ma ci ragioniamo. Non c’è niente da chiarire, ma chiariamo che si può procedere. Passo di elefante morto sul deserto che però scorreggia e fa le bolle. Comunque.
ms: “Ah, ho bisogno della lettera che avreste dovuto inoltrarmi per conoscenza.”
Mente: “Ah, ehm, Braccio, prendi la lettera… vedi, nel fascicolo di PP, ms e… “
Braccio: “La lettera che non abbiamo spedito?”
Mente: ” – - – “
ms: “Come non avete spedito?”
Braccio e Mente: ” – - – “
Non l’hanno spedita. Bene. Ecco cos’è che il mammuth non aveva firmato. Sorvoliamo sul perché non ha firmato. ms, sorVola.
ms: “No, non quella, dico quella che è arrivata a voi.”
Braccio la prende, Mente la legge. Sì c’ho ragione, dovevano rendermene partecipe ufficialmente. Sì, grazie al pisello che c’ho ragione, basta leggere dalla riga numero uno all’ultima invece che in mezzo in mezzo, giuro, non è difficile.
SorVolo: “Me la mandi per posta interna?”
Mente: “E sì, in via formale.”
Faccio i conticini zitti, calcolo approssimativo dei tempi. Dio santo.
Formula ri-educational, ringrazio.
Poi quasi mi pento.
Mente a Braccio: “Braccio, prepara la lettera… “
Che faccio prima mi dolgo o prima mi pento?
V olo  

 


C’è scritto, a proposito della concezione cristiana:

Il processo evolutivo mondiale non ha che una durata circoscritta nel tempo e troverà la sua fine in una catastrofe naturale, ossia nell’incendio universale dopo il quale la potenza divina farà sorgere una nuova “terra”, libera dalla maledizione del peccato. Questa fine del mondo attuale coinciderà col ritorno di Cristo, la resurrezione dei morti e il Giudizio Universale: segnerà anche l’inizio d’un eterno compimento di tutte le cose.
(Filosofia dell’India, Helmuth von Glasenapp)

Insomma, basta aspettare la fine del mondo… Cos’è il 2012?
Oppure trasferirsi in India che lì i drammi unici e irrevocabili non sanno neanche cosa siano.

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