Dopotutto siamo noi.

La coerenza mi sfugge di mano come un’anguilla. Si ferma un attimo su un fiore e poi fa un guizzo che sembra la Campanellino di Peter Pan, quella che non gliela darà mai. O chissà.
I vestiti stesi invece che asciugarsi si bagnano.
Gattonumerouno e gattonumerodue, invece di leccarsi e annusarsi si rincorrono con soffio felino e zampa armata.
Nell’era dell’annunciata digitalizzazione della Pubblica Amministrazione l’accesso a internet fa il verso a un bambino cybernetico mai nato che dispone di meno di un quinto delle sue facoltà internautiche. Ho accesso a un elenco di siti istituzionali che hanno più o meno l’utilità di una ragade su un seno da ciucciare.
La statistica è un vezzo, un gioco, un imbroglio apparecchiato per guadagnare – o in alternativa fustigare – di più piuttosto che per lavorare meglio. Nello specchio d’acqua, cerchi concentrici si allargano intorno a un sasso: ideologia fascista vestita da maestrina elementare con figa di legno e cuore di stagno: burattino.
E se la Coop sei tu e una delle filiali di colei che sarei io, a portata di carrello – anzi, secchiello rosso con le rotelle – è putacaso uno dei supermercati con consuetudini commerciali di vendita talmente poco trasparenti da essere al limite della truffa, allora l’ Apparteniamo a un generis autofottente? diventa una specie di domanda-boomerang che ti insegue, ti insegue, ti insegue, finché non trovi chiare fresche acque in cui annegare i cattivi pensieri. Puntualizzo: non sono quelle dell’acquasantiera le fresche acque.


Escussione teste: Charles Robert Darwin. Che, se avesse potuto prevedere il futuro, avrebbe elaborato teorie ben diverse.

*
C’è gente che non sa leggere i segnali, da sola.
Che non sa cambiare, da sola (e neanche accompagnata).
Che non spegne né riaccende un motore qualsiasi, da sola.
Forse, riesce a parcheggiar(si), da sola.
C’è gente che lascia a te tutto il piacere di guidarla, ignorarla, evitarla. Da sola.
In odor di schiavitù, molto meglio un’automobile, in effetti, se non ci dovesse, poi, comunque affannare alla ricerca di fonti alternative di energia,
difendere il corpo e cercare il sole anche dove non c’è.
Ci provo e provo anche a provarci,
ma facile nienteniente.

Gentile signora Dediavolis,

io la capisco sa: lei è agitata e inferma e quasi sicuramente fuma. No? Con quella voce da Letizia Moratti? No? Fa lo stesso.

Le mani le sudano come meduse squagliate al sole e la sapiens pare non abbia attecchito. O è appassita, per l’infausta concomitanza di disgrazia e ingiustizia?
Graduatorie di merito, robe strane, che ci vuole fare.
Chissà che fatica accaparrarsi una sedia su cui tenere poggiato il culo nel tempo libero e ora che fanno? Le chiedono di lavorare e f-a-r-e l-e c-o-s-e d-i-f-f-i-c-i-l-i! Le lettere, signori miei, i provvedimenti. Le mail e le telefonate no, ché quelle sono cosette facili e poi ci si sbriga prima: si perde sprestigio.
Io la capisco, sa: è inaudito.

Poi ho capito che lei deve avere il telefono della stessa marca di quello della mia collega. E’ un modello strano, avveniristico; è un modello che per levitazione si sposta da sè sgusciando via dalla sua collocazione naturale, scivola scivola scivola e noi dall’altro lato della cornetta sentiamo che ci sberleffa:Tu-tu-tu-tu-tu-tuuu?! Oppure squilla a vuoto, lui omertoso, lui.

Lei ha bisogno di rassicurazioni, lo so, lo so. E io gliel’ho date a suo tempo, ricorda? I bei tempi andati che lei si cagava sotto e voleva insabbiare tutto e ricominciare da capo come se niente fosse, come se non fosse stata lei a non capire un cazzo – lo so , lo so, la talea che, niente, non c’è stato verso di preservarla – e io a tranquillizzarla con toni calmi e vellutati… andati da mò quei tempi.
Si ricorda un due tre stella? Ecco, funzionava così: dopo che lei aveva detto “Stella!”, si girava di botto e tutti dovevano rimanere immobili. Pero poi, si ricorda?, mica si rimaneva immobili per sempre. Non si ricorda? Mannaggia! Non si fida? Mannaggia!

Ma se vuole, guardi, vengo personalmente a trovarla: le elenco le mie generalità, le porto il calco delle mie impronte digitali, un biscotto, un sufflè con le banane o della pastina con il formaggino, non so, mi dica lei.
Le faccio un sorriso grande così, una riprogrammazione neurolinguistica e… quizas, quizas, quizas… magari anche qualcos’altro: mi ci faccia pensare.

Vuol ballare, intanto?

Qualcuno degli stagisti vernacolari al governo ha detto: “Non possiamo farci carico di una massa così grande di persone.”

Io dico che se l’Italia si fa carico di una massa così grande di idioti, può farcela benissimo anche con gli immigrati. E’ sufficiente mandare föra da i ball, indietro alle mamme loro, i personaggi giusti. Ci vorranno barconi grandi, magari col buco.
Mi offro per levare il tappo.

Obiettivamente. 

 


Il PD incita il cavalier O’ scudo a farsi di nebbia e lo fa issando il verbo, che è un po’ come far piovere saette su cacche di piccione: non serve a una beneamata fava, ma fa le scintille (frizzi e lazzi ai cacacazzi).
E quindi.
Hanno preparato una letterina che fa così:

Berlusconi dimettiti: la tua firma per cambiare l’ Italia

Presidente Berlusconi,

lei ha disonorato l’Italia agli occhi del mondo, non ha più la credibilità per chiedere agli italiani un impegno per il cambiamento e con la sua incapacità a governare sta facendo fare al paese solo passi indietro.

Lei dunque se ne deve andare via.
L’Italia ha bisogno di guardare oltre, per affrontare finalmente i suoi problemi: la crescita, il lavoro, un fisco giusto, una scuola che funzioni, una democrazia sana.

Noi dobbiamo dare una prospettiva di futuro ai giovani. Con la sua incapacità a governare e con l’impaccio dei suoi interessi personali lei è diventato un ostacolo alla riscossa dell’Italia. Per questo presidente Berlusconi lei si deve dimettere.

L’Italia ce la può fare, dispone di energie e di risorse positive. È ora di unire tutti coloro che vogliono cambiare. È ora di lavorare tutti insieme per un futuro migliore.

A cura del Partito Democratico. Raccolta firme presso tutte le sedi del Partito in tutta Italia

Riassunto:
Fratellini d’Italia di tutto il mondo unitevi, berlusconi è il male e finito lui L’Italia aliterà margherite come nel vecchio spot della Colgate; ottimismo post bellico e new economy per tutti, perché i buoni avranno la meglio sul male.

Non mi sento così stolta da crederci. Forse dovrei, ma no.
I mass media rimbalzano discorsi retorici che denotano la refrattarietà anche alle più pallide sfumature di pragmatismo, bisticci beceri, bavaglino e ciuccio…  Muniamo il Parlamento di seggioloni e ingaggiamo delle tate dalle tette grosse, forse è meglio.
Interloquire con cavaliere senza tener conto del personaggio e presupponendo che a settant’anni suonati dietro la maschera possa ancora esserci una parvenza di persona, non mi sembra particolarmente furbo. E’ un po’ come giocare a squash: di fronte un muro (occhi a fessura, testa di gomma), la palla torna indietro e solo se sei bravo riesci a parare i colpi. C’è a chi piace, in effetti.
Se si utilizzasse a Montecitorio l’approccio tipico delle cooperative sociali di tipo B, allora sì, avremmo qualche chance di ottenere risultati apprezzabili. Perché la sfida è trovare il linguaggio giusto e l’approccio più congruo a partire dalla consapevolezza chiara di chi abbiamo di fronte.
Sennò tanto valeva conservare il culetto rosso e continuare a mangiare banane.

E’ la mia ora
Sono un po’ di giorni che la mattina indosso l’orologio, criitriiicriii, faccio ronzare la corona di carica, mi dimentico delle lancette.
A metà giornata mi accorgo con stupore piatto e colorito roseo che l’UTC è stato soppiantato dall’ UTS, Tempo Universale Scoordinato.

Teoria del moto
Nel tempo che manca all’ora esatta mi pongo domande di varia natura e genere.
Su quella Non è che i movimenti oscillatori troppo rapidi da uno stato emozionale all’altro finiscono col determinare staticità, fissità idiosincratica, bloccano la locomozione della specie? mi ci sono soffermata un tot.

Inficiata idolatria bugiarda (o infibulazione ideologica)
L’altra su cui rifletto da tempi non tanto recenti è sui cazzi, anzi sul Pisello (Regno: Pisello, Divisione: Pisello, Classe: Pisello, Ordine: Pisello, Famiglia: Pisello, Genere: Pisello, Specie: Pisello).
Non si capisce perché lo si brandisca – dai cavalieri al volgo, che si sia donne o uomini, uomini o caporali – come uno scettro di virilità ganza e contemporaneamente come infame offesa per dissacrare il dissacrabile: Testa di cazzo!
Che sia la base, quel lembo di pelle che gli tiene attaccati stretti gli zebedei, la parte nobile?

Voglio un Presidente della Repubblica femmina. Femmina. Non so se ho reso l’idea.

«Lo svuotamento di senso delle parole come conseguenza di usi manipolatori o anche solo di negligenza e sciatteria non è prerogativa di una certa destra e della sua propaganda. Analogo fenomeno si verifica sull’altro versante dello schieramento politico-culturale, anche se, perlopiù con diverse conseguenze.
[...]
Il glossario delle forze politiche che a vario titolo si considerano progressiste include una locuzione spesso ripetuta: le parole d’ordine della sinistra. Essa è utilizzata per alludere a valori che caratterizzano (o dovrebbero caratterizzare) la costellazione morale di quelle forze: uguaglianza, lavoro, giustizia sociale, pace, solidarietà, tolleranza.
Correttamente analizzata, questa locuzione svela però un contenuto paradossale. Parola d’ordine indica infatti l’espressione, la formula segreta che serve a superare un controllo e ad accedere a un luogo, fisico o virtuale, sottoposto a vigilanza. [...]
la caratteristica saliente delle parole d’ordine è nell’essere del tutto svincolate dai significati. Esse non valgono per la capacità di creare e comunicare senso, ma solo per la capacità di attivare meccanismi di riconoscimento. Esse sono chiavi, sono oggetti inerti il cui significato è completamente indifferente rispetto alla funzione.
A ciò si aggiunga che le parole d’ordine sono, per definizione, entità segrete che riguardano ambiti chiusi e ristretti ed escludono chi di tali ambiti non faccia parte.
Date queste premesse, è agevole comprendere come la locuzione parole d’ordine della sinistra, nel suo rilievo apparentemente marginale, sia in realtà una vera e propria metafora dell’attuale condizione delle forze progressiste nel nostro Paese.
Questa locuzione allude infatti all’uso di parole importantissime, svuotate del loro significato e ripetute come meri, meccanici slogan. Essa allude, soprattutto, a un carattere completamente cieco e autoreferenziale della comunicazione. Parole d’ordine meccaniche e segrete non trasmettono nulla (men che meno valori ed emozioni) e non includono nessuno.»
(Gianrico Carofiglio, la manomissione delle Parole)

Berlusconi non è la causa e neanche una delle: è solo uno dei risultati. Più che uomo, posticcio costrutto fenomenologico.

«E’ con la scienza che l’uomo s’india.»
(Fedone, Platone)

Sarà per questo che qui non si è indiato.
(Il mistero della passione secondo la spoah)

La fabbrica di cioccolato

19 ottobre 2010

 

Ho fatto un sogno strano, stranissimo, molto stranissimo. Lo so un sogno è un sogno e io ne faccio di sogni strani, ma questo era ancora più strano.
C’era uno strano altare rosso con una nicchia strana per un santo strano, vuota. E questo altare strano se ne andava a spasso. Pareva un altare al precariato imperante e portava sfiga. Dove c’era lui c’era anche qualcuno che imboccava prugne secche a malcapitati che sarebbero rimasti secchi a causa delle prugne secche. Vox populi fuori campo: le prugne secche fanno fare la cacca. La cacca non si vede e non puzza lì lì sotto il naso, è una strana cacca fantasma.
Insomma secondo me ho sognato una strana fabbrica di cioccolato a cielo aperto ma la cioccolata non era cioccolata.
Poi ho letto che il governo si appresta a cancellare parte delle esenzioni fiscali concesse alla Chiesa.
Si appresta? Nel 2014?
E allora ho capito tutto.

 

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