A e i ho lidays
19 dicembre 2011
Diciamocelo: i puntini sulle i li metti solo se ci sono le i. Altrimenti no.
Poi, che si sappia, ho imparato che geograficamente la i è fondamentale: c’è e ti trovi in riva al mare; non c’é e passeggi tra i vitigni nelle langhe.
Oppure, decidi di partire: non c’è e passeggi tra i sassi in Basilicata; c’è, magari hai anche una pronuncia da cani o sei un po’ dislessico, e ti ritrovi su un’ isola nell’Oceano. Poi vi dico quale Oceano: ora ho mal di pancia e non me lo ricordo.
Il mal di pancia, invece, è diverso dalle i: non c’è e parti; c’è e col cavolo che non parti.
E poi magari fino a domani o tra cinque minuti o proprio adesso passa.
Siccome ho capito che le vocali fanno un lavoraccio, ho pensato che è bene vadano anche loro in vacanza e quindi gli auguri ve li faccio così: Bn fst!
L’angoscia supersonica
11 dicembre 2011
E’ il pigiama di quando ti svegli dopo un sonno così che non sai, e ti dici E’ come se Morfeo – siccome gli scappava la pipì – avesse sbagliato porta e invece di infilarsi in quella del cesso si fosse intrufolato in chissà quale meandro e l’avesse mollata, dopotutto, comunque lì.
E tu ti svegli con l’angoscia supersonica e anche un po’ meganoide con i zeta reticoli.
C’era una volta, anche se sembra non c’entri, un fico
9 dicembre 2011
C’era una volta un fico
che non era d’India,
che non era frutto,
che non era albero,
che non era bellimbusto,
che non era vulva per la sgambetta fatta alla o,
che non era il fico dell’orto, ma ne era contento.
C’era una volta un fico che non era questo e non era quello,
che poteva essere brutto o bello;
c’era una volta un fico che era quello che voleva
e nessuno lo sapeva.
E c’era una volta un fungo
lungo,
un punto,
un contrappasso,
un sorpasso
azzardato,
un tratto
sbavato,
un gatto
matto,
un giorno,
un’ora
tuttora
e così via,
un mucchio di cose ancora.
Locandine di pensieri
7 dicembre 2011
Che, per i film, ragli del mulo a parte, se proprio volete, ci sono già i dividì da mò.
In Italia come in Messico per amore di emulazione, e se ne va in purga la conclamata originalità del bel paese. Come dire che il governo tecnico un giorno potrebbe essere affidato a un tizio con gli occhiali e la faccia da talpa che si chiama Collina, e poi chissà.
Grattare nel passato epistolare di Freud e Jung significa capire la debolezza dell’uomo maschio in una società fortemente maschilista. Però Cronenberg che c’entra?
Nel desiderio di danzare non si è consumato un sogno, ma solo la paura di perderlo.
Però lui è ancora lì, tutto diverso e sempre uguale.
Però lui è ancora lì, tutto diverso e sempre uguale.
Eserciziaio: inventare una persona finta, vera
1 dicembre 2011
Mi chiamo Clarabella, lavoro con i matti.
La mattina mi sveglio prestissimo,
arrivo in ufficio sempre prima delle zero sette e trenta del mattino.
Da un po’ di tempo faccio tutta la strada a piedi o in bicicletta: non mi accompagna più mia mamma.
Però sudo, sudo, sudo!
Hey! Mr. Tambourine Man, play a song for me
I’m not sleepy and there is no place I’m going to
Hey! Mr. Tambourine Man, play a song for me
In the jingle jangle morning I’ll come followin’ you





