Fire on the mountain
25 gennaio 2012
Ero in questo posto tutto di legno scricchiolante sotto i passi di chi difende per denaro: ti difendo per pane con la mollica buona dal fornaio o per un contaore comprato dall’orologiaio, una barca con la vela o una senza, con motore a un certo numero alto di cavalli; ti difendo perché ho figli, marito, la baby sitter a casa, perché avevo un ideale e chissà se mi sopravvive ancora. Ero in questo posto e il legno scricchiolava soprattutto sotto il baffo e la pancia togata della pubblica accusa, mentre la mia toga rischiava di rimanere incastrata sotto le rotelle della sedia ad ogni movimento impercettibile del mio umore. Ero sotto una scritta d’oro cubitale che recitava «La legge è uguale per tutti», con sopra un crocifisso gigante a testimonianza che non è poi così vero. Ero lì a slogarmi il polso per scrivere frasi di rito, formule a tratti aride e articoli misconosciuti e fuori il mondo che se lo guardavi dalla finestra deformante sembrava un piccolo incubo luminoso, ma se lo osservavi dall’altra con il vetro-vetro ti ritrovavi sulla scrivania il cielo in cubetti e il sole in interstizi, perdendoti in dialoghi surreali esistenziali con Rubik.
I’ll finally be, who I’ll be
Maybe
Maybe
Il fucsia ritroverà il suo colore
23 gennaio 2012
Apro la posta e trovo centoventitante mail in grassetto. Le dita, in sintonia armonica monosillabica, scivolano sul pad del mac a digitare flag «in a little black case» che si tinge di pallini fucsia. Ballo sul posto per ricongiungermi con la ms e col suo colore bitripolare plurivalente: emozioni in chiave logica fuzzy.
« Finché le leggi della matematica si riferiscono alla realtà, non sono certe, e finché sono certe, non si riferiscono alla realtà.»
(Albert Einstein, da Sidelights on Relativity)
Corro a prendere un pennarello.
« Finché le leggi della matematica si riferiscono alla realtà, non sono certe, e finché sono certe, non si riferiscono alla realtà.»
(Albert Einstein, da Sidelights on Relativity)
A e i ho lidays
19 dicembre 2011
Diciamocelo: i puntini sulle i li metti solo se ci sono le i. Altrimenti no.
Poi, che si sappia, ho imparato che geograficamente la i è fondamentale: c’è e ti trovi in riva al mare; non c’é e passeggi tra i vitigni nelle langhe.
Oppure, decidi di partire: non c’è e passeggi tra i sassi in Basilicata; c’è, magari hai anche una pronuncia da cani o sei un po’ dislessico, e ti ritrovi su un’ isola nell’Oceano. Poi vi dico quale Oceano: ora ho mal di pancia e non me lo ricordo.
Il mal di pancia, invece, è diverso dalle i: non c’è e parti; c’è e col cavolo che non parti.
E poi magari fino a domani o tra cinque minuti o proprio adesso passa.
Siccome ho capito che le vocali fanno un lavoraccio, ho pensato che è bene vadano anche loro in vacanza e quindi gli auguri ve li faccio così: Bn fst!
L’angoscia supersonica
11 dicembre 2011
E’ il pigiama di quando ti svegli dopo un sonno così che non sai, e ti dici E’ come se Morfeo – siccome gli scappava la pipì – avesse sbagliato porta e invece di infilarsi in quella del cesso si fosse intrufolato in chissà quale meandro e l’avesse mollata, dopotutto, comunque lì.
E tu ti svegli con l’angoscia supersonica e anche un po’ meganoide con i zeta reticoli.
C’era una volta, anche se sembra non c’entri, un fico
9 dicembre 2011
C’era una volta un fico
che non era d’India,
che non era frutto,
che non era albero,
che non era bellimbusto,
che non era vulva per la sgambetta fatta alla o,
che non era il fico dell’orto, ma ne era contento.
C’era una volta un fico che non era questo e non era quello,
che poteva essere brutto o bello;
c’era una volta un fico che era quello che voleva
e nessuno lo sapeva.
E c’era una volta un fungo
lungo,
un punto,
un contrappasso,
un sorpasso
azzardato,
un tratto
sbavato,
un gatto
matto,
un giorno,
un’ora
tuttora
e così via,
un mucchio di cose ancora.
Locandine di pensieri
7 dicembre 2011
Che, per i film, ragli del mulo a parte, se proprio volete, ci sono già i dividì da mò.
In Italia come in Messico per amore di emulazione, e se ne va in purga la conclamata originalità del bel paese. Come dire che il governo tecnico un giorno potrebbe essere affidato a un tizio con gli occhiali e la faccia da talpa che si chiama Collina, e poi chissà.
Grattare nel passato epistolare di Freud e Jung significa capire la debolezza dell’uomo maschio in una società fortemente maschilista. Però Cronenberg che c’entra?
Nel desiderio di danzare non si è consumato un sogno, ma solo la paura di perderlo.
Però lui è ancora lì, tutto diverso e sempre uguale.
Però lui è ancora lì, tutto diverso e sempre uguale.
Eserciziaio: inventare una persona finta, vera
1 dicembre 2011
Mi chiamo Clarabella, lavoro con i matti.
La mattina mi sveglio prestissimo,
arrivo in ufficio sempre prima delle zero sette e trenta del mattino.
Da un po’ di tempo faccio tutta la strada a piedi o in bicicletta: non mi accompagna più mia mamma.
Però sudo, sudo, sudo!
Hey! Mr. Tambourine Man, play a song for me
I’m not sleepy and there is no place I’m going to
Hey! Mr. Tambourine Man, play a song for me
In the jingle jangle morning I’ll come followin’ you
Al gorgo in groppa (ma non so se c’entra)
30 novembre 2011
Il cavallo nasce dall’Oceano;
seguire il vortice di acque impastate, lievitano.
Gorgoglio, tonfo sordo dell’anima
e starci dentro come in uno scafandro.
Toccare le dita con le dita e riconoscerci le dita;
far scomparire il viso e ritrovarsi a tu per tu con il ripieno,
scoprirne linee nuove,
marmellata un po’ alcolica di spirito spalmata sull’io sotto il sole.
No, non ti viene voglia di fare sesso con Banderas.
E sì, il film te lo ritrovi impastato nei sogni notturni
in una specie di collegamento sinoptico col tuo mondo e il suo esatto inverso.
E sì, il film te lo ritrovi impastato nei sogni notturni
in una specie di collegamento sinoptico col tuo mondo e il suo esatto inverso.
Come un romanzo ma un fatto vero, mero desiderio di scambio, sognavo di trovare alleati in questo mondo – così, solo perché sarebbe bello da provare prima che lui o noi si imploda.
Poi, in un ufficio surriscaldato adattato per l’occasione a palcoscenico, ho sbattuto il muso su un muro di gomma che neanche avevo colpito.
Al cospetto della Niña, della Pinta e della Santa Maria, mi ritrovo bella bella (che è un modo di dire) nei panni larghi di Capro Espiatorio, protagonista principale.
Signorina Malaussène e neanche sono a Parigi.
«Se oggi l’uomo non mangia più l’uomo, è unicamente perché la cucina ha fatto dei progressi!»
Poi, in un ufficio surriscaldato adattato per l’occasione a palcoscenico, ho sbattuto il muso su un muro di gomma che neanche avevo colpito.
Al cospetto della Niña, della Pinta e della Santa Maria, mi ritrovo bella bella (che è un modo di dire) nei panni larghi di Capro Espiatorio, protagonista principale.
Signorina Malaussène e neanche sono a Parigi.
«Se oggi l’uomo non mangia più l’uomo, è unicamente perché la cucina ha fatto dei progressi!»







